“Lo specchio sonoro” Heidi James Elliot Edizioni

 

L’approccio a “Lo specchio sonoro”, pubblicato da Elliot Edizioni e tradotto brillantemente da Valentina Dragoni, può essere di due tipi.

Seguire il flusso narrativo lasciandosi inebriare da una scrittura pura, incontaminata, essenziale e tragica.

Vivere i luoghi descritti, sentire la sinfonia della frase, accogliere la durezza di un’espressione.

Si può invece scegliere di affidarsi alle tre voci narranti che si alternano capitolo dopo capitolo.

Il mio suggerimento è quello di non cercare inizialmente un collegamento lasciando che sia il testo a svelarsi e a svelare.

Si ha così la sensazione di leggere un thriller dove bisogna mettere insieme più tasselli.

Il primo personaggio che si presenta è Tamara con queste parole:

“Oggi ucciderà sua madre.

Ma non è un mostro.

Non è lei la cattiva.

È uno splendido giorno per farlo, di un inverno pungente, con il cielo di un blu calmo.”

È fondamentale studiare questo incipit tagliente perché in maniera celata ci accompagnerà fino al finale.

La figlia non è colpevole e in questa affermazione si sviluppa una dinamica che invita ad ascoltare i fatti senza preconcetti.

C’è la necessità di scrollarsi di dosso una colpa che deve essere attribuita ad altri.

“Ora lei ci racchiude tutte, una folla di antenate, che preme dall’interno contro la sua pelle.

E lei contiene anche la prossima generazione, se volesse…..

Per il momento, lei è la somma di tutte noi donne, il totale.

Lei è ciò che rimane.”

Una riflessione che arriva come una staffilata e ci fa comprendere che siamo coinvolte tutte.

Noi, prigioniere dentro corpi che troppo spesso non riusciamo a governare, incapaci di alzare la testa e urlare basta.

Chi è Tamara? Una donna che non sa adattarsi ad un mondo di forme che non le appartiene.

Una sdradicata come Claire vissuta in una casa con troppi bambini dove l’amore non è previsto.

Controversa è la figura di Ada che nata a Calcutta non riesce ad abituarsi a vivere in Inghilterra.

La maternità e i suoi lacci, le relazioni che finiscono, l’identità come ricerca collettiva.

E il finale? Aperto a infiniti possibili scenari.

Tocca a noi collegare le linee che Heidi James ci ha donato.