“Voli vespertini” Helen MacDonald Einaudi Editore

 

Provare a sintetizzare il maestoso costrutto di “Voli vespertini e altri saggi su ciò che la natura ci insegna”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Anna Rusconi,  è impresa impossibile.

Ogni capitolo va meditato e inglobato nel proprio DNA.

Ogni riflessione argomentata scientificamente stimola le nostre sinapsi.

Impariamo a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi, con quell’attenzione che ci eravamo negati.

Sentiremo nuovamente la meraviglia che provavamo da bambini di fronte alla bellezza del Creato.

Accosteremo i nostri ricordi sfocati con il presente per cercare di capire da dove nasce la nostra indifferenza.

Riconosceremo in un prato, in un nido, in un stormo di uccelli quell’appartenenza non solo geografica che si è dispersa.

Comprenderemo di far parte di un mondo che si sta disgregando.

“Quando un habitat viene distrutto si perdono meravigliose complessità ecologiche e tutte le vite che le rendono tali.”

Resta la memoria ma è una falsa illusione.

La compromissione di quel sistema crea un vuoto che si aggiunge ad altri vuoti, ad altre assenze.

Certamente il testo ha forti accenni naturalisti e ambientalisti ma non è catastrofico.

Coglie la speranza e di questa brezza siamo grati ad Helen MacDonald.

L’autrice ci invita a riconoscere le diversità, ad osservare lasciandosi pervadere dalla gioia, ad amare ogni essere vivente.

Ad ascoltarlo, capirlo, rispettarlo.

“Possiamo esercitare pressione, farci sentire, scendere in piazza e urlare e piangere e cantare e sperare e lottare per il mondo, insieme agli altri, anche continuando a dubitare.

Anche quando il cambiamento ci sembra impossibile.

Perché anche se non crediamo nei miracoli, i miracoli  sono ovunque e aspettano soltanto che noi li troviamo.”

Una visione laica convincente che ci vede insieme a sviluppare un progetto comune.

Dall’arte, alla letteratura, alla scienza l’autrice sa dove condurci e come entusiasmarci.

Sa unire agli eventi collettivi la sua storia personale mostrando una sensibilità che ci commuove.

La sua è una scrittura pacata, ma ferma.

Tanti e imprevedibili “gli scorci vertiginosi nei sistemi non umani”, tante le suggestioni paesaggistiche.

Per non dimenticare che “il paesaggio con le sue creature sono: pezzi di presente affascinanti, complicati e sempre nuovi.”