“I cariolanti” Sacha Naspini Edizioni e/o

 

“C’è un punto oltre il quale non si può andare.

Forse, dopo aver pianto tante lacrime, un pò ci stanchiamo del dolore.

E’ come un’ombra che ormai ti ha gelato l’anima, ti accadono le cose e tu te ne resti sempre un pò fuori, le guardi da lontano, non sono più tue.”

Sacha Naspini in “I cariolanti”, pubblicato da Edizioni e/o, mostra fermezza e audacia.

Vuole parlare degli aspetti spaventosi delle guerre e non cede a nessuna tentazione di buonismo.

Sceglie una famiglia costretta a nascondersi in una grotta, li fa muovere dentro un girone infernale.

Concede al piccolo Bastiano la parola e si mette in un angolo.

La scrittura è densa, magmatica, tragica.

Le immagini crude tradiscono la necessità di superare il limite.

Una volta attraversato l’ultimo tratto di strada quello che appare è il nero di una notte senza ritorno, è il rosso del sangue che si rapprende.

La violenza non è mai scarto volontario, gesto inconsulto.

Nasce dell’isolamento e dalla mancanza di umanità.

Anche nelle scene più forti c’è un fermo immagine, l’ultimo sguardo prima di cedere ad un impulso che nasce dalla terra.

Terra che chiama e in quell’urlo c’è il ritorno all’origine dell’istinto innato.

La ragione si frantuma nelle asperità di un vissuto che non conosce la luce, il sorriso, la pace.

Si intravedono bagliori redentivi, fragili riverberi che si spengono abbeverati dalle acque melmose di un destino avverso.

Nel protagonista è evidente una vulnerabilità strutturale e identitaria, costruita con maestria.

La trama ha un flusso compatto ma l’obiettivo è ben più profondo.

Mostrare i volti contrapposti dell’essere umano in cattività.

Denunciare l’assenza di una società che sappia comprendere e diventare educatrice.

Mostrare la complicità di chi preferisce non vedere, non sentire e non raccogliere il verso dolorante di chi vive ai margini.

Trasformare il lessico in materia di dibattito offrendo la possibilità di confrontarsi con l’origine dei comportamenti.

Leggendo “Le case del malcontento”, “Ossigeno” e questa ultima prova narrativa, nel coglierne similitudini e dissonanze, si ha la certezza che l’autore ha una sua originalità nel panorama letterario internazionale.