“I figli del diluvio” Lydia Millet NNEditore

 

“La grande casa era stata costruita nell’Ottocento da qualche barone ladrone, un rifugio sontuoso per i mesi caldi.

I nostri genitori, le cosidette figure autoritarie, si aggiravano per le stanze dai soffitti alti e le grosse travi a vista, muovendosi con intenzioni vaghe e comunque non di interesse generale.

Adoravano bere: era il loro passatempo preferito, oppure, secondo uno di noi, una forma di culto.”

Un gruppo di ragazzini che riesce a osservare gli adulti con sconvolgente lucidità.

La mancanza di interessi, un misto di indifferenza e di rassegnazione sono descritti con una scrittura asciutta, tagliente, provocatoria.

“I figli del diluvio”, pubblicato da NNEditore e tradotto da Gioa Guerzoni, è un libro bellissimo da leggere e promuovere.

Nella trama articolata si evidenzia la dissimetria tra generazioni ma l’obiettivo del romanzo è molto più profondo.

Nella parte iniziale la ribellione dei giovani sembra una normale frattura, un elemento conflittuale indispensabile per crescere.

Quando scoppia la tempesta si ha un’inversione di prospettive.

È il finimondo che si scatena impetuoso.

“Al buio il tempo si fonde, il giorno diventa notte e la notte giorno, e senza corrente la casa sembra inerte e fragile contro il vento.”

Le immagini apocalittiche fanno pensare ad una svolta ambientalista.

Nella reazione del gruppo di amici c’è una consapevolezza che nasce dalla riflessione.

Il bisogno di salvarsi insieme agli animali prendendo spunto dalla Bibbia sono tasselli di una visione non più antropocentrica.

Ogni pagina si arricchisce di nuove avventure, tutte legate dallo spirito di sopravvivenza.

Non mancano gli accenni poetici.

“Io me ne sto a guardare i cavalloni e il cielo.

È la mia attività preferita al mare.

Cerco di scoprire nelle distese di acqua e aria, spingendo l’attenzione sempre più in alto, attraverso l’atmosfera, finché riesco quasi a immaginare di vedere la Terra.

Come gli astronauti quando sono andati sulla Luna.”

Innocenza e consapevolezza: è questa la spinta che trasforma il testo in un manifesto utile per edificare un nuovo mondo.

E se è necessario tagliare il cordone ombelicale, confinare in un angolo quei rapporti affettivi che potrebbero far arretrare, non bisogna avere tentennamenti.

Lydia Millet racconta il nostro tempo usando diverse strategie letterarie.

Dare voce ad una delle ragazzine significa offrire uno spiraglio di speranza.

Credere in chi riuscirà a salvare il Pianeta perché ha ancora sogni e progetti.

“Le nuvole e la luna.

La terra e i sassi, l’acqua e il vento.

Sai, la chiamiamo speranza.”

Affidarsi alla Scienza, imparare ad entrare nell’Ordine dell’Universo da protagonisti e non da sudditi, costruire per coloro che ci saccederanno.

Una splendida lezione di vita.