“I luoghi persi” Umberto Piersanti Crocetti Editore

 

“Ragazzo che correvi giù nella terra

Sconvolta e rivoltata dall’autunno

E mi trascini ancora in fondo ai campi

Resta nel fotogramma che t’ha colto

Confonditi nella mente a chi precede.”

Leggendo “I luoghi persi”, pubblicato da Crocetti Editore, si ha la sensazione di sfogliare un album di foto.

Non si coglie la cesura tra presente e passato, il Tempo è un girotondo ed è importante fermare l’istante.

Renderlo vivo attraverso la metamorfosi che solo la poesia sa compiere.

“Torno alla mia radura nelle pause

Quasi non la ritrovo che s’addensa

Nera la nube intorno e la ricopre.”

I luoghi hanno il sembiante di emozioni da ricomporre.

Ricostruire entrando nel mistero della rotazione delle stagioni.

Si alternano e creano una girandola di immagini.

La metafora si sfalda e si palesa, racconta con la dolcezza del verso che sa essere libero, uno svolazzo nella meditazione del quotidiano.

“Non sentivo il vento e le stagioni

Non mi difende il vetro smerigliato

Dal faro che trapassa e mi scompiglia.”

Il movimento domina incontrastato, una vertigine che sale in alto, discende, risale.

Diventa rimpianto e poi bolla di sapone e ancora nuvola che non vuole scomparire.

E le figure amate, presenti nell’assenza, mai mitizzati da sentimenti poco credibili.

L’amore è sublimazione nel rituale di far ritornare in vita attraverso la memoria.

Oggetti sono materia del racconto, parte di un insieme che unisce prima e dopo.

La montagna con i suoi profumi, la casa che raccoglie la nostalgia, gli incanti di un fiore o di un cespuglio.

Restano le anime ad “accendere il fuoco”, a tenere viva la speranza di sopravvivere alla malinconia.

Siamo grati ad Umberto Piersanti che ancora una volta ci regala la purezza e l’integrità di chi si nutre di bellezza e la cede nella gioia della condivisione.