“I vestiti degli altri” Calla Henkel Guanda Editore

 

 

“Aveva ricevuto quattordici coltellate mentre tornava a casa dal Fish, un locale in stile marinaro nella zona sud di Sebastian che vendeva due birre al prezzo di una.”

Un omicidio irrisolto è un nodo da sciogliere e se il percorso investigativo non porta a nulla si crea un vuoto che diventa sempre più evidente e ingestibile.

Per Zoe, Ivy continua a vivere nella fantasia, è presenza che invade ogni cellula.

È stata più di un’amica del cuore, ha rappresentato la mitizzazione del legame.

È stata sublimata nell’emulazione.

“I vestiti degli altri”, pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Stefania De Franco, ha le sembianze di un noir psicologico.

Nel ritmo, nella costruzione di un crescendo misterioso, nei luoghi che sembrano fossilizzazioni di realtà cangianti c’è una traccia simbolica legata alla morte.

Ma il vero sviluppo ideativo va cercato nell’universo giovanile, nel loro modo disorientato di muoversi, nei fermenti artistici e musicali.

Due le città di riferimento: New York e Berlino.

Metropoli dove affogano i desideri e le aspettative, dove gli adulti possono costruire trappole mortali.

Ad accompagnare la protagonista in un viaggio teso verso l’ignoto è Beatrice, giovane creativa, pronta a confrontarsi con le zone buie che incontrerà nel cammino.

Tra le due si crea uno strano rapporto dove è difficile comprendere i limiti del privato.

Ancora una volta la relazione sfugge alla razionalità e circoscrive i  circuiti complessi della mente.

La trama è molto articolata e coinvolge figure ambigue e manipolatrici.

Sempre presente la doppiezza degli interscambi tra esseri umani.

Una madre e una figlia, una coppia legata da condizionamenti ossessivi, artisti confusi, terapeute insistenti: lo scenario si arricchisce di maschere di una società che ha bisogno di conferme negli altri.

È questo il senso della scrittura di Calla Henkel?

Penso sia una delle tante possibili interpretazioni di un romanzo complesso, teso, carico di trabocchetti letterari.

Negli scarti temporali, in un prima che viene decifrato lentamente, nella necessità di trovare vittime e carnefici, nell’intricato gioco delle parti, nel corpo che rifiuta il negativo, nel tentativo di annullarsi e di ricomporsi, nei mille volti della follia si svela una traccia perfetta per imparare a capire chi sono i nostri giovani.

Ci si chiede quanto siano impreparati ad affrontare la giungla, quali paure fanno parte del loro quotidiano.

Altra domanda sorge spontanea.

Scrivere può liberare dai propri demoni?

A voi il piacere di trovare la risposta, è ben celata nel testo ma basta osservare e ascoltare con attenzione.