“Idillio sulla High Line” André Aciman Guanda Editore

 

 

Chaterine, una strizzacervelli.

Paul, avvocato in pensione.

Un incontro casuale in tribunale.

Entrambi potrebbero essere scelti come giurati popolari.

Nasce così una strana attrazione fatta di piccoli momenti, di aneddoti delle loro esistenze.

Una spontaneità che li rende trasparenti mentre i giorni passano e sempre più forte è il bisogno di confidarsi, di cercare nell’altro quel qualcosa che manca.

“Non sono infelice”, esclamano all’unisono e in questa frase semplice, lapidaria è racchiuso il senso di

“Idillio sulla High Line”, pubblicato da Guanda Editore e tradotto da Valeria Bastia.

Con i reciproci marito e moglie vivono una dimensione di normalità, quella normalità che da tempo non arrricchisce più lo spirito.

Tutto è programmato, schematizzato, privo di brio.

Quel brio che riescono a comunicarsi con uno sguardo, una battuta scherzosa.

Tornano ad essere giovani, vitali ma soprattutto hanno il coraggio di interrogarsi.

Cosa hanno sacrificato sull’altare del matrimonio, quali rinunce, quali compromessi?

“Forse non vuoi correre il rischio di sbagliare.

Succede nella maggior parte delle coppie.”

Analisi spietata tipica di André Aciman.

Una psicologia non da manuale, frutto di un paziente studio dell’umanità.

I suoi personaggi sono così riusciti perché escono dall’ombra e si mostrano nell’interezza.

Andiamo ai dettagli scenografici.

Perché viene scelto come luogo proprio un tribunale?

Le ipotesi sono diverse ma la più probabile non è tanto il legame con la verità quanto lo spazio del giudizio.

Ed è proprio sulla capacità di giudicarsi che si colloca la narrazione.

Altro elemento interessante è il bar dove i due passano il poco tempo a disposizione e dove troveranno un nuovo comune afflato affettivo.

Spesso non ci accorgiamo quanto ciò che ci circonda potrebbe dare una svolta al destino?

È questo il messaggio?

Ne propongo un altro.

“La maggior parte delle persone … vuole un nuovo io che lo segua come un’ombra anche se non saprebbe riconoscerlo neppure se gli suonasse il campanello o gli mollasse un pugno sul naso.

Quello che vogliamo davvero è prendere in prestito tante cose dalla vita che sappiamo che ci spetta e poi morire prima di doverle restituire.

Morire pieni di debiti.”

Forte è la pressione di un dubbio che attraversa tutto il romanzo.

Vogliamo davvero conoscere noi stessi o preferiamo crogiolarci nella menzogna?

È molto bella l’immagine di questo uomo e questa donna, che non sono legati da vincoli affettivi, finalmente pari.

Si trovano sullo stesso asse, guardano insieme il passato e…

Una scrittura pura e infrangibile dove il desiderio è un raggio che non si spegnerà.

Da leggere assolutamente.