“Il dolore secondo Matteo” Veronica Raimo minimum fax

 

Non capita spesso di trovare in un romanzo più chiavi interpretative.

Ancora più rara è la sensazione che vada indagato anche il non detto.

Nelle pause, nei passaggi da una scena all’altra, nella ironia celata.

“Il dolore secondo Matteo”, ripubblicato da minimum fax, è il sovvertimento del pensiero dominante.

Esplosione di una creatività che con intelligenza affila le armi intellettuali e mostra con sincerità chi siamo veramente.

Fuori da ogni stereotipo, liberi di essere veri.

È Matteo Carnevale ad incarnare questa libertà.

Di poche parole, capace di giocare a più carte.

Non immaginatevi una persona che si lascia vivere.

È proprio il contrario, il nostro protagonista vive gli eventi osservandoli da uno schermo.

Nella sua costante sperimentazione c’è una divertita autoironia.

Lavora in un’agenzia di Pompei funebri, intercettato da Filippo, figlio del proprietario.

Tra i due si instaura una relazione difficile da definire, più fisica che affettiva.

L’incontro con Claudia è un’altra modalità di vivere il desiderio.

Tutto è estremo, non ci sono scorciatoie.

In un gioco di possesso che sfiora la perversione si esaspera la figura del dominato.

Il sesso finisce di essere un tabù e assume il ruolo di liberatorio bisogno di conoscenza.

È come se gli altri riuscissero nell’amplesso a mostrare il nervo scoperto, la frustrazione, l’inciampo.

Credo che Veronica Raimo riesca a stigmatizzare i confini del corpo e quelli dell’anima.

Non è casuale che il protagonista non riesca a provare dolore.

Ma cosa è in fondo il dolore?

È esternazione di un’assenza anche interiore o una messinscena per coprire una asfissia affettiva?

“Sono un buffone in mezzo a buffoni convinti di aver trovato il sacro nelle loro ossessioni.

Io invece non ho ossessioni, ho solo la mia vita davanti, fatta di risvegli metodici e sogni riposanti.”

E noi?

Romanzo trasgressivo, graffiante e molto divertente.