“Il faraone d’Olanda” Kader Abdolah Iperborea

 

“Aveva dimenticato tutto e non sapeva più chi era”

Zayel Hawass, famoso egittologo olandese, si aggrappa al suo segreto.

Il presente è una macchia senza senso, le strade trappole dove perdersi, la figlia volto che spesso sfuma nell’oblio.

Prima che il tempo spenga la sua andatura stanca deve assolvere ad un compito importante.

È in possesso della mummia della regina Merneith, appartenente alla Prima Dinastia dell’antico Egitto.

Sente che deve restituirla e coinvolge dell’avventura l’amico di sempre: Abdolkarim, figlio di un restauratore di libri antichi del Cairo.

“Il faraone d’Olanda”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Elisabetta Svaluto Morello, sviluppa una trama pazzesca orchestrata alla perfezione.

Due anziani e un’impresa che sembra impossibile tra difficoltà burocratiche e il rischio di essere coinvolti nel trafugamento di una preziosa testimonianza del passato.

Commovente la relazione dei due protagonisti, legati da affetto e rispetto reciproco.

Il più debole si affida al più forte nella gestualità che ogni giorno diventa più complessa.

Si respira la generosità e la bontà, la fratellanza e l’amorevole accudimento.

Un libro colto dove tanti sono i riferimenti ad una antica civiltà.

Colpisce la necessità di fare i conti con quello che si è stati, pagando anche le conseguenze di scelte avventate.

Mentre i giorni per Zayel si fanno sempre più annebbiati si percepisce che sta per arrivare la tempesta.

Quando il giorno si fa notte e il respiro si ferma resta il pianto dei familiari e il desiderio di Abdolkarim di onorare la memoria del defunto.

Quanta poesia in una scrittura che sa raccontare gli inciampi della vecchiaia con una dolcezza che lascia senza parole.

Kader Abdolah scrive un romanzo prezioso dove prevalgono i sentimenti e le ragioni del cuore.

Si percepisce quella malinconia che accompagna l’autore, esule costretto a sognare la sua terra.

Certamente la narrazione è metafora dell’agognato ritorno, la voce del fiume che canta i suoi versi, il lirismo della nostalgia, il rimpianto che ciò che è lontano.

Un finale che è rivolto a tutti coloro che non hanno diritto a una Patria, che camminano nel mondo lanciando il loro messaggio di speranza.

Una storia educativa e profonda, ricca di suggestioni emotive.

Il viaggio dell’essere umano all’interno dei misteri dell’esistente.

Il profondo legame all’infanzia, il respiro ampio di una fede antica, il recupero di strofe che sigillano l’appartenenza ad un prima.

Osiride e Iride forse per sempre uniti perché è questo che lo scrittore ci insegna.

Niente si interrompe, tutto può ricomporsi se lo vogliamo.