“Il grande azzurro” Ayesha Harruna Attah Marcos Y Marcos

 

“Potrei raccontarvi la più brutta giornata della mia vita, quella in cui mi strapparono dalla mia sorella gemella.

Comincerò invece dal momento in cui decisi di non tollerare più che altri avessero il controllo su quello che faccio, su dove vado, su quel che mi accade.

Comincerò dal momento in cui ho scelto la libertà.”

“Il grande azzurro”, pubblicato da Marcos y Marcos e tradotto da Francesca Conte, è storia di riscatto che nasce da una lenta maturazione interiore.

È voce di donne stanche di essere schiavizzate.

Rulli di tamburi che annunciano una nuova era.

Ambientato nel 1892 offre una panoramica culturale dell’Africa vera dove le tradizioni sono valori.

Leggendo ho la sensazione che il romanzo non abbia tempo, sia stato scritto per tutti noi, uomini e donne, incapaci di cogliere l’importanza di poter scegliere.

Le infinite simbologie sono tracce da seguire per interpretare il forte messaggio lanciato da Ayesha Harruna Attah.

“Tutto intorno a noi c’è acqua, acqua che riflette un azzurro più scuro del cielo.

Ci sono persone, intorno a noi, e guardano l’acqua, che alle nostre spalle si estende oltre i confini della Terra.”

Elemento vitale che attraversa tutta la narrazione, assumendo un ruolo fondamentale.

È la separazione e l’unione, il pericolo e la salvezza, l’ignoto e la scoperta.

Entra nel testo come fosse il coro di un popolo che ieri ed oggi sente nel sangue il desiderio di esserci, di scrivere il proprio destino, di ribellarsi al giogo del colonialismo.

Hassana e Husseina sono due gemelle che hanno subito la separazione.

Seguiamo la loro sorte raccontata con un pathos che infiamma le pagine.

La scrittrice da spazio ad entrambe e con una prosa che attinge ad una profonda conoscenza del Continente africano mostra le loro sofferenze, le umiliazioni ma soprattutto la forza d’animo.

Se una delle due vuole trovare la sua metà, l’altra desidera dimenticare.

Due sentieri psicologici che si sviluppano in un contesto dove spiritualità e credenze ataviche hanno il loro peso.

Riusciranno a riabbracciarsi, a ricomporre la famiglia?

Poco importa, quello che conta è trovare la propria strada e la propria identità.

L’autrice ancora una volta sa regalarci i vissuti di chi scava a mani nude tra le macerie e riesce a trovare un tesoro.

Quale? Ad lettore il compito di sperimentare la stessa esperienza e certamente “la paura si fa piccola piccola ed è risucchiata nel vortice.”