“Il mago di Riga” Giorgio Fontana Sellerio Editore

 

“La storia degli scacchi era una grotta di volti sopravvissuti alle disgrazie, alla solitudine,  al buon senso e alle necessità del quotidiano per restare aggrappati lì, a un tavolo da gioco, intenti a sopraffarsi l’un l’altro.”

Cosa rappresenta quel tavolo da gioco?

Quali sentimenti si annidano negli animi degli sfidanti?

E soprattutto che senso dare alla parola “gioco”?

A queste e a tante altre domande risponde “Il mago di Riga”, pubblicato da Sellerio Editore.

La storia di Michail Miša Tal’ è solo un pretesto proprio perchè la vera letteratura deve saper uscire dalle esistenze dei singoli e diventare universale.

Il personaggio scelto è considerato un mito, giovanissimo Campione del mondo, osannato come un eroe.

Giorgio Fontana registra le ultime tappe di un percorso e ci restituisce l’Uomo.

Il grande pregio dello scrittore è quello di destrutturare la fantasia popolare, eliminare le false e ipocrite mitologie.

A lui da sempre interessa l’essere umano con i suoi conflitti, le debolezze, i moti interiori.

“A cinquantacinque anni sembrava un ottantenne abbandonato a se stesso, scheletrico com’era, quasi annegato nella giacca troppo grande, con quei lanosi ciuffi di capelli grigi ai lati della calvizie, le guance cave e mal rasate.”

Un corpo che ha ceduto incremente mentre la mente riesce a mantenere la lucidità.

Ogni pedina diventa un esperimento, una giocosa fantasia.

È questo il potere della scacchiera: trasformare la realtà in qualcosa di magico.

L’incontro con il proprio doppio, quello che sconfigge il potere dominante, irride i potenti, crea artifici.

“Dopo essersi insediato, il potere aveva imposto ovunque gli scacchi per la loro natura dialettica, per plasmare carattere e forza di volontà nel popolo sovietico, per esibire superiorità davanti all’Occidente; eppure non aveva compreso che niente può togliere al gioco il suo vero fine: giocare, e pertanto sovvertire l’ordine delle cose.”

La grande beffa viene narrata con dinamismo, è una spinta rivoluzionaria che parte dal basso.

È la resistenza che si esprime nella libertà di espressione.

È una mossa imprevista, un calcolo che altri non conoscono.

È frutto dell’intelligenza, è “una selva fertile di opportunità”.

Il romanzo vira con impeto e si fa testo politico, nel senso più puro del termine.

Già queste conclusioni basterebbero a classificare il testo come un canovaccio libertario.

Ma conoscendo la potenza narrativa di Giorgio Fontana sappiamo che bisogna scavare a fondo tra le pagine.

In poche battute emerge l’affresco di un’epoca, il ritratto della storia degli scacchi, la memoria dell’infanzia.

Al mondo reale si contrappone la creatività, il disordine vitale, il “regno popolato da sovrani e cavalieri”.

I bar e le strade, gli amici e i concorrenti, la madre e le camere d’albergo.

Girandole di giorni scomparsi, odore di reminiscenze quella parete che nessuno può valicare.

Signori, fate attenzione, tra possibile e impossibile si è aperto un varco.

Pronti ad intraprendere il viaggio?

Fidatevi: “lo spirito è più forte della materia.”