“Il museo dei pesci morti” Charles D’Ambrosio minimum fax

 

C’è tanta tenerezza in “Il museo dei pesci morti”, pubblicato da minimum fax e tradotto da Martina Testa.

Colpisce l’attenzione riservata ad ogni personaggio, come fosse ipotetico figlio da coccolare, comprendere, ascoltare.

Otto racconti che nella perfezione della struttura narrativa camminano da soli per poi incontrarsi in un’America straniante, marginale, dove c’è poco spazio per la diversità.

Ed è proprio la diversità, quell’incedere sghembo del pensiero, quella nuvola che offusca il presente, quella domanda che non sempre ottiene una risposta a regalarci un mondo di sopravvissuti.

E ci riconosciamo nella ballerina che danza nella notte, nel padre che accetta le stranezze del figlio, nella donna ferita da ragazzina, nel marito che studia la sua compagna per coglierne fremiti di desiderio.

Sono figure reali nel teatrino spiazzante di un quotidiano che non ha tempo per riflettere.

I nuovi eroi di un tempo senza regole capaci di portare i pesi di coloro che amano, di non nascondere i cedimenti dell’anima.

“L’amore, quando è amore vero, non si può fermare.”

Questa affermazione è il percorso da seguire per entrare nelle storie senza preoccuparsi del finale o dell’evoluzione degli eventi.

Ci hanno mostrato la sofferenza e la pietà, la condivisione e le piccole passioni, il silenzio di una casa di cura, la bellezza di un bosco, il tintinnio della pioggia sotto un ombrello sbrindellato, un calendario dove i giorni si sono fermati.

Un ombretto sbavato,  una veste di carta che svolazza nel vento, rughe che hanno il colore della terra: dettagli che trasformano la prosa in poesia.

Si ha la sensazione che accada qualcosa e nell’attesa sfuma l’immagine, se ne forma un’altra.

“Nulla era cambiato.”

È solo un’impressione perché é nell’immobilità che si stratifica il cambiamento.

Un impercettibile fruscio che modifica le esistenze, le rende libere di raccontarsi.

Charles D’Ambrosio si distingue nel tracciare quel sotterraneo e invisibile universo che ci sta a fianco.

E nella macchina da scrivere che anima un racconto c’è il senso della ricerca che solo la scrittura di qualità riesce a visualizzare.

Tanti i segni che vanno letti come occasioni per imparare a rendere anche il più brutto dei ricordi in esperienza e conoscenza.