“Il pianto delle troiane” Pat Barker Einaudi Editore Stile Libero

 

“Comincia a fare giorno, le stelle svaniscono; poi, finalmente, il sole emerge dalla massa grigia e rigonfia del mare: piccolo, duro, freddo come una pietra.”

Non riesce a squarciare le tenebre che avvolgono Troia.

Sconfitta, martirizzata, offesa, ingannata.

A pagare il prezzo più alto sono le donne, “le invisibili”, offerte come schiave ai vincitori.

Il mito viene riscritto seguendo le tracce di questo sacrificio e nel leggere “Il pianto delle troiane”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Carla Palmieri, sentiamo che il cuore sobbalza.

Finalmente arrivano le tante voci di coloro che in ogni guerra, pur essendo vittime sacrificali, restano in ombra.

Hanno perso figli e mariti e padri ma i loro occhi devono rimanere asciutti, le loro membra devono contenere il dolore e la rabbia.

Da secoli si perpetua l’arroganza di una narrazione al maschile tra eroi e martiri, vincitori e vinti.

Si accetta passivamente questa mancanza di visibilità come un marchio per non aver imbracciato le armi.

Grazie a Pat Barker finalmente si ribaltano i ruoli ed eccole, le Troiane pronte a raccontarsi.

Voce narrante è Briseide e la scelta non è casuale.

È colei che ha subito violenza, porta in grembo il figlio dell’onta.

Rispetto alle compagne è la favorita essendo stata scelta da Achille e alla morte di questi affidata ad Alcimo.

Tiene a bada i suoi fantasmi perché sente di avere un compito speciale.

Dovrà narrare la disperazione di coloro che sono prigioniere.

Non solo fisicamente, sono alberi spezzati, uccelli che non sanno più volare.

Hanno perso la dignità, trattate come oggetti, spartite come bottino di guerra.

Ecuba che vorrebbe urlare al vento, annientata, devastata dalla perdita del marito.

Cassandra incapace di predire il futuro, raggelata da un presente che aveva immaginato.

Sacerdotessa inascoltata, stanca e sopraffatta da una realtà che la condanna ad essere considerata pazza.

Elena con quella bellezza che è solo tormento, non più peccatrice ma portatrice di un peso che non potrà scrollarsi di dosso.

Figura che in controluce mostra la disistima nei confronti di se stessa, sente la colpa come un manto che la opprime.

Amina chiusa in un silenzio carico di pensieri, pronta a rischiare pur di dar sepoltura al suo signore.

A spezzare il ritmo narrativo entra in scena Pirro con le sue debolezze, il suo bisogno di confrontarsi con il padre in una lotta che lo tramortisce.

Per lui le schiave sono solo corpi da possedere, attimi di piacere senza sentimento.

Il romanzo evidenzia il contrasto tra modi di essere: maschile e femminile si fronteggiano e nelle donne c’è l’orgoglio di chi non piegherà mai la testa.

Dovranno imparare ad amare i piccoli esseri che nasceranno, dovranno seppellire i morti e insegnare a chi verrà dopo di loro la solidarietà e l’onore.

Onore che nessuno potrà scalfire, coraggio che verrà tramandato ed arriva fino a noi come una carezza.