“Il piccolo di papà” Tony Doherty Nutrimenti Editore

 

“Il vostro papà è morto.

L’esercito gli ha sparato.”

Parole che frantumano l’infanzia.

Essenziali, feroci.

Il mondo si capovolge, tutto si tinge di nero.

Per il piccolo Tony la realtà diventa un macigno.

Una tragedia che lo segnerà e darà una svolta al suo destino.

Tony Doherty scrive un romanzo bellissimo che è testimonianza di una delle pagine più buie della Storia.

Ha bisogno di capire, di ricostruire quei giorni di dolore.

Recuperare la figura del padre, barbaramente ucciso durante una manifestazione pacifica.

Dare un senso alla follia dell’esercito britannico che si macchiò di un grave crimine.

In “Il piccolo di papà”, pubblicato da Nutrimenti Editore e tradotto da Maria Antonietta Binetti, i ricordi del bambino sono lucidi, spontanei.

Derry è una città dell’Irlanda del Nord, abitata da lavoratori con poche pretese.

Gente semplice che sa fare comunità e crede nel valore della famiglia.

L’autore riesce a descrivere i piccoli gesti quotidiani, l’amore che lo lega ai suoi familiari, i giochi per strada, le risate e le feste, il calore di un abbraccio, la normalità che solo un ragazzino può definire preziose.

I dialoghi si alternano a piccole riflessioni e ci si commuove sentendo quanta partecipazione emotiva ci sia in ogni pagina.

L’intensità dei colori fa da sfondo ad una narrazione realistica, screziata dalla purezza e dall’innocenza.

Ed ecco che il fondale di una scenografia impeccabile si macchia di rosso, niente è come prima e la folla di amici davanti alla porta di casa diventa solidarietà mista ad incredulità.

Un nuovo linguaggio entra nel vocabolario ed è difficile interpretare i fonemi.

“La luce del giorno filtrava dalle tende arancioni e conferiva alla stanza una luce calda ma innaturale.

Ci raccogliemmo intorno alla bara.

Il coperchio era stato tolto per poter vedere il volto di papà con gli occhi chiusi.”

Cambia il registro stilistico, le frasi si accorciano, il respiro si fa teso.

Lacrime e silenzio in questo spazio di attesa.

Un’onda nel vento e la certezza che niente sarà come prima.

Una domenica di sangue da non dimenticare, l’accorato bisogno di tenere in vita la memoria.