“Ferdydurke” Witol Gombrowicz ilSaggiatore

 

“Era il panico della non esistenza, lo sgomento del non essere, l’angoscia della non vita, il dubbio della non esistenza, il grido biologico di tutte le mie cellule nei confronti del disfacimento interiore, della dispersione, della dissoluzione.

Era timore dell’indecente piccineria e meschinità, ansia della deconcentrazione, panico del frazionamento, paura della violenza che mi portavo dentro e di quella che mi minacciava dall’esterno…

E soprattutto c’era qualcosa che mi accompagnava continuamente non allontanandosi mai neanche di un passo, qualcosa che avrei potuto chiamare la consapevolezza inframolecolare di uno scherno interiore, di un intimo dileggio fra le capricciose parti del mio corpo e le corrispondenti parti della mia anima.”

“Ferdydurke”, pubblicato da ilSaggiatore, è conflitto tra percezione e realtà costruito con folgoranti visioni.

È la paura del passaggio tra un prima e un dopo.

Il timore della dissoluzione dell’innocenza.

L’ansia di “dipendere in tutto e per tutto dal proprio riflesso nell’anima altrui.”

La ricerca della libertà dello spirito che non vuole essere etichettato.

Costruito come un labirinto immaginifico il romanzo presenta infiniti antri illuminati dalle fioche luci di una dimensione surreale.

Giuso è voce narrante e guida in un viaggio dove si perde il senso dello spazio e del tempo.

In questo sovvertimento descritto con costrutti raffinatissimi sta la potenza di un testo che scombina gli equilibri.

Si percepisce una crepa che si spalanca fino a diventare voragine.

“Sfiorare quel mondo superiore e adulto e non poterlo raggiungere, rimanere a un passo dalla distinzione, dall’eleganza, dalla comprensione, dalla serietà, dal reciproco riconoscimento fra gli adulti, dalla gerarchia, dai valori, e vagheggiare quelle prelibatezze solo attraverso la vetrina, non avere diritto alle cose che contano, essere un accessorio!”

Per salvarsi bisogna ideare un percorso alternativo, muoversi all’interno delle allucinazioni, imparare a non subirle ma accettarle come parti del sè.

I personaggi che animano i capitoli sono certamente figure allegoriche di una rappresentazione mentale.

Compongono una mappa ideale dove si fronteggiano gli opposti in una guerra giocata con le sole armi del linguaggio.

Lo scrittore polacco Witol Gombrowicz è maestro nel manipolare la parola, che non è più suono.

“La parola può esprimere qualcosa di più di una parte della realtà?

Il resto è silenzio.

Insomma, siamo noi che creiamo la forma o è lei a crearci?

Ci sembra di essere noi a costruirla, ma è un’illusione, perchè siamo costruiti nella stessa misura in cui costruiamo.”

L’uomo può essere soggetto e oggetto in un’alternanza che ricompone l’unità tra spirito e corpo.

Corpo che nel testo cambia, si traveste, assume colori, sbiadisce, si sdoppia cercando tratti distintivi.

Si può uscire dall’anonimato o ogni tentativo è una contraffazione?

Mi piace immaginare che ognuno trovi la chiave dell’interpretazione del testo.

Seguendo uno o più percorsi ci si trova smarriti ma certamente liberi dalle forme che ingabbiano i nostri desideri più intimi.

Un’anticipazione della filosofia esistenzialista come suggerisce Francesco Cataluccio nella splendida postfazione, ma anche la sarcastica demolizione di una visione concettuale dell’individuo.

“Elogio della rabbia” Salvatore La Porta il Saggiatore

Siamo schiacciati da “un nodo di preoccupazioni irrisolte, aspirazioni frustrate”, desideri irrealizzati.

Riversiamo sugli altri insuccessi e insoddisfazioni, chiudendo le porte delle nostre case a tutto ciò che può aggredire finte sicurezze. Viviamo oppressi da un rancore sordo che intossica il quotidiano. Cerchiamo nei più deboli il nemico sul quale scaricare frustrazioni e paure.

“Elogio della rabbia”, pubblicato da “Il Saggiatore” è un’analisi lucida sul presente, una guida per uscire dal labirinto di un sociale che si sta avviluppando su se stesso.

Dalla vita privata, alle famiglie diventate prigioni, all’amore come ossessione, Salvatore La Porta non trascura l’attenta osservazione delle cause e dei responsabili di questa follia collettiva.

Il ruolo delle religioni e dei poteri sovranisti, la dipendenza da un “like” sui social, il falso controllo dei propri sentimenti dipingono un fondale inesistente, “dai tratti grotteschi, una quinta da teatro popolare”.

La realtà non si può capovolgere soffocando l’ira e il risentimento.

Oggi viene emarginato “chi si ferma a pensare”, chi riesce a provare pietà per i tanti morti nel Mediterraneo.

Si sta rischiando di diventare disumani e allora?

È tempo di vivere avendo cura degli altri, imparando ad “educare la nostra ira”, a trasformarla in pensiero positivo.

Solo così sarà possibile “costruire un posto dove vivere in cui ci siano meno ingiustizie, dove i potenti abbiano uno sguardo meno impunito.”

Agenda Letteraria del 16 aprile 2020

 

 

 

“Sull’isola scrivere romanzi era uno dei lavori più oscuri e ignorati.

Non si poteva proprio dire che l’isola traboccasse di libri.

La biblioteca accanto al roseto era un misero edificio in legno di un solo piano e, in qualunque momento ci si andasse, non si trovavano più di due o tre persone.

Senza che nessuno vi prestasse attenzione, negli angoli degli scaffali riposavano volumi talmente rovinati che avrebbero rischiato di sbriciolarsi al solo aprirne la copertina.

Questi vecchi libri prima o poi sarebbero finiti al macero senza mai essere aggiustati.

Yoko Ogawa  “L’isola dei senza memoria”   il Saggiatore

 

Agenda Letteraria del 6 aprile 2020

 

“Come ci si sente quando si è soli?

Come quando si è affamati: affamati mentre tutt’intorno gli altri si preparano a un banchetto. Assaliti dalla vergogna e dall’ansia, così ci si sente, e a poco a poco questa sensazione si emana all’esterno, isolando ancora di più chi è solo, estraniandolo sempre di più.”

 

Olivia Laing  “Città sola”  il Saggiatore

Agenda Letteraria del 4 aprile 2020

 

“Le notizie in sé non sono altro che punti – solo che nessuno si prende la briga di unirli per risolvere l’enigma.

Non importa quante notizie consumiate, il disegno non comparirà mai. Per ottenere l’immagine complessiva vi occorrono le connessioni, cioè in concreto: il quadro storico, i rapporti di interdipendenza, i feedback, gli effetti immediati, e le conseguenze che in seconda battuta deriveranno dai citati effetti.”

 

Rolf Dobelli  “Smetti di leggere notizie Come sfuggire all’eccesso di informazioni e liberare la mente”  il Saggiatore

“Vivere la musica” Francesco Motta il Saggiatore

 

“La musica.

Ascoltata, suonata, cantata, amata, odiata, abbracciata, picchiata, sognata, vissuta, sperata, inseguita, mangiata, sputata, rinnegata, ritrovata, salvata, annegata, bestemmiata, pregata.

Rispettata, sempre.”

Francesco Motta ci fa respirare la sua passione, la anima con linguaggio poetico, la attraversa con spirito critico, la umanizza e la rende viva.

“Vivere la musica Affrontare gli ostacoli, i cattivi maestri e le folli regole del gioco”, pubblicato da “il Saggiatore”, è percorso dell’anima, incontro con l’insondabile nascosto dentro una nota.

È gioia pura mentre “il tempo pare essersi fermato, inghiottito dai suoni che riempiono l’aria.”

È ricerca di un proprio stile che non può essere mai addomesticato dal perfezionismo.

Sogno che inizia da bambini quando sperimentiamo la magia del suono, ne sentiamo la potenzialità sulla pelle.

Scoperta di solitudine che non è emarginazione ma vicinanza a sé stessi e al mondo.

“Non un traguardo da raggiungere, ma uno spazio bianco da esplorare insieme a qualcuno.

Un’occasione per interrogarsi, per mettersi in discussione radicalmente.”

Come si può vivere l’armonia musicale? Quanto il brano ascoltato apre varchi liberatori?

“La musica ti salva così, senza bisogno di spiegazioni, per una sua capacità misteriosa che nessuno capisce.”

Arriva a tutti, infrangendo ogni barriera elitaria, riesce a scandire un periodo storico, ad unire giovani e meno giovani.

È “il regno dell’invisibile”, l’arcano mistero dell’universo che si riempie di segni ed ogni segno costruisce un pentagramma dove ognuno più leggere la propria storia, l’amore, la delusione, il fallimento, la rinascita.

Un saggio, un monologo, una lettera: difficile definire il testo.

È certamente emozione che si fa parola, voce che penetra e invade ogni cellula.

È il cambiamento che bisogna accettare.

“Non esiste più un dentro e un fuori, un mondo reale e uno digitale: sono esattamente lo stesso mondo. Sono uno.”

Tra le salite e le discese che la vita ci impone la modulazione, il ritmo e l’andare anche fuori tempo è quello scarto vitale che ci avvicina alla verità.

Proviamo insieme all’autore a “vivere uno spaesamento, talvolta perdersi, quindi cercare la strada.”

Agenda Letteraria del 26 marzo 2020

 

“Sbiadire come sbiadiscono le notti azzurre, andarsene come se ne va il fulgore.

Tornare nell’azzurro.

Ho visto con i miei occhi le porte della cattedrale sbarrate alle sei.

So cos’è che sto provando adesso.

So cos’è la fragilità, so cos’è la paura. La paura non è per ciò che è andato perso.

Ciò che è andato perso è già murato in una parete.

Ciò che è andato perso è già chiuso dietro porte sbarrate.”

 

Joan Didion  “Blue Nights”  il Saggiatore

Agenda Letteraria 9 gennaio 2020

“Senza timore, nudo di cuore, annegato d’acqua e di luce

levo a due mani il mio appello, le mie carezze:

manifestamente ha da essere che tu m’appaia:

il tuo Cielo non è vano, né menzogne le tue chiarezze.”

“Preghiera Orientale” Victor Segalen  il Saggiatore

Buon 9 gennaio puntando verso Infinito