“Il sangue della Montagna” Massimo Maugeri La Nave di Teseo

 

“La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta”.

Le parole di Pessoa risuonano forti in “Il sangue della Montagna”, pubblicato da La Nave di Teseo.

Ne rappresentano la struttura portante offrendo una visione che esce da ogni schema prevedibile.

Illuminano un testo che sa indagare tra i fantasmi della mente senza esibire formule psicologiche stereotipate.

La libertà di esplorare territori scabrosi dove il passato può essere una trappola mortale, il bisogno di contestualizzare il disagio interiore, la ricerca lenta e meditata delle cause e degli effetti: si potrebbe continuare all’infinito perchè Massimo Maugeri, in questa nuova prova letteraria, introduce sempre nuovi elementi di riflessione.

Non si ferma alla trama, molto articolata e frastagliata da continue disgressioni.

Vuole costruire qualcosa di innovativo e ci riesce.

Non perdendo di vista la collocazione storica e la rappresentazione spaziale, dimostra che il romanzo può e deve fornire uno schema metaforico.

Deve essere specchio di una società altalentante e sofferente, stanca e affannata.

Deve far coincidere il malessere con un cammino che non può interrompersi.

In salita, quella salita che i suoi personaggi, così diversi e così affini, dovranno attraversare.

Non è casuale che entrambi nella parola scritta provano a ricollocare il prima e il dopo, la fantasia e la realtà.

In questa lotta che è molto legata alla relazione tra logos ed uomo si sviluppa una delle tante tracce ideate dall’autore.

Rispetto ai libri precedenti il salto di qualità non riguarda solo forma e stile.

Si sente la vertigine di chi sfida se stesso e il lettore.

Certamente dietro al testo c’è un accurato studio analitico e una attenta composizione di più generi.

Ma quello che travolge è il paesaggio, così vivo, palpitante, ingombrante e al tempo stesso simbolico.

Il Vulcano è anima di una Sicilia che finalmente esplode con la sua forza creatrice.

È voce di una Natura che si impone con la prorompente energia dei suoi lapilli.

È fine e inizio, morte e vita e in questo connubio la poetica a tratti straniante trova la sua cifra identificativa.

Diventa espressione di un tempo dove non è concesso più stare a guardare.

Si trasforma in ribellione che non è più soggettiva ma oggettiva.

Complimenti, Massimo, ci ha regalato emozioni e conflitti, dubbi e certezze.