“Il talento del cappellano” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

 

Si ama Cristina Cassar Scalia perché sa elaborare trame mai scontate.

I suoi polizieschi hanno una marcia in più, riescono a mantenere la tensione fino all’ultimo rigo, non propongono finali ovvi ma sbalordiscono il lettore, certo di aver compreso lo sviluppo narrativo.

C’è sempre quell’elemento non calcolato, quell’ effetto a sorpresa che da spessore alla struttura ma anche alla forma e allo stile.

La cura di ogni aspetto dell’impianto letterario trasformano i romanzi in vita vissuta.

È quello che succede anche in “Il talento del cappellano”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Ci si trova immersi nella realtà siciliana, autentica e non edulcorata da stratagemmi stereotipati.

Si percorrono le strade di Palermo e Catania, si sente il respiro tumultuoso delle città, si vive il mare con la sua anima tempestosa.

Un itinerario culturale che unisce in un unico abbraccio oriente e occidente, sconfiggendo finalmente le radicate ostilità tra le due parti dell’isola.

Di Vanina Guarrasi si potrebbe scrivere per ore, è una figura a tutto tondo, delineata con raffinata precisione sia nella competenza professione che nelle turbolenze del cuore.

Non si lascia distrarre da ipotesi fuorvianti, va determinata per la sua strada seguendo un intuito che è anche spirituale.

Infatti la sua osservazione parte sempre dall’essere umano e da lì si sviluppa.

Due morti ammazzati senza apparenti legami tra loro e una scenografia dell’omicidio molto interessante.

Ed è qui che ancora una volta l’autrice si distingue tornando alle radici della sua identità.

Sacro e profano si congiungono e cercano di smitizzare la santità e la perfezione.

Gli uomini con le loro debolezze terrene diventano simbolo di una visione non antropocentrica.

E il “segreto” che firma la storia con tracce di sangue mostra il conflitto tra verità e finzione.

Se vogliamo riallacciarci alla letteratura siciliana, Cristina Cassar Scalia entra a pieno titolo tra i nomi illustri perché sa rappresentare le dicotomie del suo popolo.

Usa pochissimo il dialetto, ne è rispettosa perché sa che è un prezioso tesoro da utilizzare con parsimonia.

Non ha ritrosie nel dipingere una mafia che da sempre trova le strade per opprimere; se è vero che non fa sconti ha la capacità di mostrare quella società civile che mai si piegherà.

Insegna che non si vince da soli ma insieme e la squadra c’è ed è un unico corpo dove ognuno porta il suo contributo di idee.

Se volete gustarvi un viaggio non solo fisico ma anche metaforico non vi resta che godervi la lettura.

Non solo parole ma la testimonianza forte di una donna che ama la sua Terra, ha fatto della scrittura la sua battaglia personale contro tutti coloro che infangano e mortificano un patrimonio secolare.

Complimenti, Cristina!