Incipit tratto da “Il vizio assurdo” Davide Lajolo minimum fax

 

 

 

“L’immagine più caratteristica della sua infanzia me l’aveva confidata Pavese stesso, il giorno che eravamo andati insieme, durante le ferie d’agosto, a rivedere a Santo Stefano Belbo la cascina di San Sebastiano dov’era nato.

Mi aveva detto: «La gente qui mi ricorda come il bambino che stava spesso appollaiato sulla pianta del cortile a leggere un giornalino o un libro».

Ritrovammo la cascina qualche centinaio di metri prima del paese, prospiciente alla strada che da Canelli porta a Santo Stefano Belbo.

Era allora una grossa cascina con il fienile, la stalla e sull’altro fianco le stanze d’abitazione.

Ora è molto cambiata.

È rimasta la stanza col balcone dove egli è nato, ma il rustico è scomparso, perché i frati Giuseppini, che l’avevano acquistata, ne hanno fatto un collegio e là dove c’era l’orto hanno piantato alti pini scuri.

Adesso anche il collegio è scomparso, è tornata casa di contadini.

Solo la facciata principale è rimasta intatta, chiusa in mezzo alle tre colline di Moncucco, Crevalcuore e Bauda.”