“Inchiostro simpatico” Patrick Modiano Einaudi Editore

 

“Chi vuol ricordare deve affidarsi all’oblio, al rischio dell’oblio assoluto e a quel felice caso che diventa allora il ricordo.”

Le parole di Maurice Blanchot nell’esergo di “Inchiostro simpatico”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Emanuelle Caillat, forniscono una delle tante chiavi di lettura.

Il romanzo è pervaso dalla contrapposizione tra memoria e oblio creando un’atmosfera quasi surreale.

Tutto è avvolto dalla nebbia del tempo e si ha la sensazione di approdare nella dimensione del surreale.

Un caso da risolvere: la scomparsa di Noëlle Lefebvre, donna misteriosa che ha lasciato poche tracce.

Il protagonista, appena ventenne, viene investito del ruolo dell’investigatore e attratto da qualcosa che non sa ancora definire, segue diverse piste per arrivare alla soluzione del rebus.

Amici, conoscenti, forse amanti danno poche notizie utili ma delineano un personaggio complesso che potrebbe avere diverse identità.

Una fototessera dai colori sbiaditi, un indirizzo, un taccuino dove sono annotate solo poche righe.

La maestria di Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura, lascia disorientati e felici di leggere un’opera dai risvolti decisamente filosofici.

Quanti “spazi bianchi” ci sono nelle nostre vite e come potremo riempirle?

Che ruolo ha la parola scritta?

“Di certo mi è sempre piaciuto introdurmi nelle vite degli altri, per curiosità e anche per il bisogno di capirle meglio e districare i fili ingarbugliati delle loro esistenze – cosa che spesso non erano in grado di fare da soli perché vivevano la loro vita da troppo vicino, mentre io avevo il vantaggio di essere un semplice spettatore, o meglio un testimone, come si dice nel linguaggio giuridico.”

Ripensando alle altre opere dello scrittore ci si rende conto che ha sempre provato a sminuzzare le esistenze con la leggerezza di un Maestro.

Quell’ evento accaduto in età giovanile torna come un bisogno, un’ossessione, un desiderio.

Ed una breve frase ” se avessi saputo” è una voce che penetra negli interstizi del tempo, diventa invito a capire.

La narrazione assume un nuovo tono, è accelerata, carica di echi che non danno pace.

Si arriva alle ultime pagine con il cuore in gola e ci si accorge che il testo contiene un’ulteriore simbologia.

Forse si è giunti al traguardo ma non importa.

Quello che conta è il tentativo di rispondere alle tante domande esistenziali.

Può la dimenticanza tracimare ogni pensiero, atto, relazione?

Bella la metafora dello sciatore che “scivola in eterno su una pista piuttosto ripida, come la penna sulla carta bianca.”

Finalmente ogni spazio si è riempito e a noi tocca il compito non facile di unire ciò che è disgiunto.

Un libro che ricorda le pennellate dei pittori impressionisti in una Parigi magica e suadente.