“I colloqui e altre poesie” Guido Gozzano InternoPoesia

“O non assai goduta giovinezza,

Oggi ti vedo quale fosti, vedo

Il tuo sorriso, amante che s’apprezza

Solo nell’ora triste del congedo!”

I venticinque anni diventano tappe di un dialogo interiore che sminuzza l’esistenza in immagini.

Ho letto “I colloqui e altre poesie”, pubblicato da InternoPoesia, seguendo questa suggestione, cercando di cogliere ogni respiro, ogni pausa, ogni musicalità.

“Non vivo. Solo, gelido, in disparte,

Sorrido e guardo vivere me stesso.”

Sono questi versi ad accompagnarmi e già so che partendo da una assenza del sè troverò la magnificenza del tutto.

Nella impalpabile differenza tra sogno e ricordo si entra nella dimensione della possibilità che si fa aerea presenza.

“L’azzurro infinito del giorno

È come una seta ben tesa;

Ma sulla serena distesa

La luna già pensa al ritorno.”

È lo stupore che illumina il tempo, circoscrive la bellezza del Creato, improvvisa una danza colorata.

La scelta dei versi di Guido Gozzano mostra lavoro di ricerca e passione nella realizzazione della raccolta poetica.

Dalla “Signorina Felicita”  a “L’amica di nonna Speranza: la scoperta della finzione che è un tratto distintivo del poeta.

Mi piace pensare che “Totò Merúmeni” sia alter ego di tutti coloro che vogliono esplorare corpo e spirito.

È Torino città che abbraccia e che consola, patria che sa conservare

“l’infanzia remotississima,

la scuola,

la pubertà,

la giovinezza accesa,

i pochi amori pallidi,

l’attesa delusa

Il tedio che non ha parola.”

Mentre “I sonetti del ritorno” invitano a specchiarsi in vetri rotti, nelle “Poesie Sparse” emerge il bisogno di ritrovare la bellezza dell’arte e della Cultura.

Solo così la Morte sarà un soffio che arriva da lontano e non spegne la giocosa voglia di comprendere la giostra del Tempo.

Mentre la malinconia si stempera in un sorriso resta in alto, come un aquilone che vuole toccare le stelle, lo scintillio della parola Amore.

 

“Figure Amate” Orso Tosco Interno Poesia Editore

“Sulla fiducia ho rinnegato Dio. Sulla sfiducia ho costruito il mio amore irrimediabile.”

Un sentimento che sconfina nella disperazione cerca parole per rileggere la relazione padre figlio.

“Figure amate” (Interno Poesia) è una raccolta poetica che dall’immagine dilatata riesce a circoscrivere l’azione.

È tempo di immergersi nello spazio angusto della malattia, accudirla, redimerla dalla paura di esserne sopraffatti.

Si può “costruire la forma della morte come fosse un luogo”?

Si può attraversarla, sentirne il sussurro che si espande sul corpo come una invasione lenta, inesorabile?

Orso Tosco attraverso un linguaggio che sa alternare figure oniriche a squarci di lucidità offre i suoi versi come un fiume in cui immergersi.

I colori sono o accecanti o smorzati in una vertigine che cresce e diventa marea che travolge e scompone la quieta materia delle nostre certezze.

Dall’incomprensibile ingiustizia di una vita che sta per spezzarsi alle ninne nanne, alla “misericordia della penombra: un attraversare linee immaginate di un Altrove misterioso.

Restano “sorrisi spaventati e bugiardi e rabbiosi”.

Resta una famiglia che sa ancora stringersi per l’addio mentre il tempo è solo il respiro di pochi attimi. Bisogna imparare ad accettare la separazione, affidare all’ultimo abbraccio confessioni d’amore.