“L’amore da quando ci sei tu” Cecilia Roda InternoPoesia

 

“Così come le mie poesie, le mie illustrazioni sono emotive, raccontano una storia ogni volta diversa che, però, è quotidiana e condivisibile.

Una storia in cui ognuno più ritrovarsi o scoprirsi, può incuriosirsi, può anche dissentire.”

In “L’amore da quando ci sei tu”, pubblicato da InternoPoesia, le due forme espressive, verso e immagine, trasmettono “una grammatica di emozioni”.

È il percorso di un’anima che non si sottrae all’intimità del suo intinerario interiore.

Lo esprime con una lingua semplice, spontanea capace di comunicare mescolando insieme le percezioni dei cinque sensi.

“Mi fai tendere

All’infinito.”

In questo spostamento fuori dal tempo reale le parole assumono lo spessore e la consistenza di rade nuvole in un cielo luminoso.

I giorni si susseguono così come i pensieri in composizioni armoniose ed essenziali.

“Mi fai espandere

Fino alle stelle.

E oltre.”

Non è casuale il titolo di ogni poesia, offre una prima intrerpretazione che presto si disperde nell’enfasi di una metrica ordinata e moderna.

Ironiche le stilizzazioni dei personaggi rappresentati, buffi omini che spezzano i contorni colorati.

“Quando ridi

Mi dimentico anche

Delle stelle cadenti.”

Immagini che si moltiplicano sul foglio, si palesano come folletti arrivati nel mondo per portare amore.

Ed è un amore sconfinato, diretto, che abbraccia e si fa abbracciare, “un Fantasy in cui tutto è possibile.”

“Vorrei essere

Un sacco di cose

Ma posso essere soltanto io

(Quindi fattelo andar bene.)

Cecilia Roda è un’artista eclettica, conosciuta con lo pseudonimo di Lilybris.

La sua raccolta evoca un’infanzia mai abbandonata e la gioia di chi nella scrittura si immerge con piglio impertinente.

Leggetela e seguite i suoi suggerimenti:

“Regaliamoci il tempo”

E sorridiamo, cantiamo, amiamo.

 

“Cuore” Beppe Salvia InternoPoesia

 

“Non voci non serene passioni di

Nuda castità dimorano gli Umani,

Ma vagabonde mete ed improvvise

Rauche voci come fosser nodi.”

Legami che nella trasparenza di veli immaginati sfiorano la pelle che brucia.

Arde ogni cellula al contatto di un verso che non si genuflette alla ragione.

Cerca la libertà di un canto sciolto, composto da aguzzi cocci di dolore.

L’ombra non si dilegua e non scompare, è segno di qualcosa che resta impresso nella mente.

Materia che si disfa in illusorie asimmetrie e rinasce nel gioco antico del poetare.

Immagini scomposte in suggestioni che appaiono surreali, sono invece fluttuanti riflessioni di chi cerca e cerca e cerca.

Ricerca che annaspa e poi riparte tra “miti fili danzanti, la danza di luci notturne, prone ametiste avverse.”

Essere reale o clone che imita l’esistenza.

“Cuore”, pubblicato da InternoPoesia, ha un’impronta sperimentale nel costrutto e nella realizzazione del senso.

Una malinconia che riaffiora a tratti nel tentativo forse di esprimere l’incomprensione del mondo.

Un mondo che si chiude nell’ottusa permanenza dell’ovvio e non vuole entrare nelle labirintiche forme del pensiero.

Pensiero che deve espandersi, rompere il ritmo noto, sparpagliare le carte di vocaboli nuovi.

“Questo v’insegno: v’è arte e sappiatela usare;

È possibile altrimenti sapere di sè.”

Nella prigione di una torre deserta arrivano “linee di luce lunghe fredde, e l’ombra.”

Beppe Salvia sa regalarci l’ambivalenza inquieta di una generazione.

Culla il passato e al futuro volge lo sguardo teso a comprendere le istanze innovative.

Insegna ad amare “cose lontane e vicine”, a vedere chimere, ad accettare l’assenza mentre “come fiori di mandorlo e di pesco” risuonano le parole.

“Poesie” Rachel Bluwstein Interno Poesia

 

Madre fondatrice della poesia ebraica femminile, Rachel Bluwstein non ha avuto l’attenzione che certamente merita.

Grazie a Interno Poesia arrivano in Italia le sue “Poesie”, curate da Sara Ferrari.

La bellissima nota introduttiva scandaglia gli episodi salienti di un’esistenza travagliata sempre percorsa dalla ricerca di un personale canone stilistico.

Forte è il legame con la terra d’origine:

“Non ti ho cantata, terra mia,

Né ho fregiato il tuo nome

Con gesta d’eroe

O con spoglie di guerra;

Solo un albero le mie mani hanno piantato

Sulle placide rive del Giordano,

Solo un sentiero hanno tracciato i miei piedi

Sulla distesa dei campi.”

Quell’albero ha una simbologia precisa che spezza le catene di una poetica patriottica.

C’è il bisogno di costruire fondamenta nuove per redimere prima di tutto l’uomo.

“Conosco innumerevoli parole,

Per questo io taccio.”

Essenziale e puro, incisivo e mai celebrativo, il verso sa affermare la personalità dell’autrice.

Ricorre spesso quella che mi piace definire l’elegia del silenzio e in quel silenzio si percepisce non l’isolamento ma lo sviluppo di una comunicazione alternativa.

Non è casuale la sonorità che accompagna ogni pagina, la costante ricerca di una musicalità che sia universale.

“Attorno a me si adombra la distesa dei campi,

Uno spazio muto.

Lontano conduce il mio sentiero

Il mio sentiero solitario.”

Una visione che spazia verso l’infinito mentre il destino sembra segnare traiettorie brevi.

Tanti i colori che descrivono e circoscrivono paesaggi immaginifici.

“Erano rossi i miei tramonti e pure l’alba

E fiori mi sorridevano ai margini del sentiero

Nel mio passato.”

Incendio, arcano, tempo, patto, messaggero: ogni fonema riesce a comporre un’immagine metafisica.

L’anima si mostra tra “dolore amaro” ed “estranea voluttà.”

Non è consentito l’oblio, ogni esperienza “serba una melodia che consola.”

Un testo in cui il lettore potrà specchiarsi, sentire musiche sconosciute, bere alla fonte della speranza, osservare “la ferita che diviene cicatrice.”

Angolo Poetico tratto da “Poesie” Rachel Bluwstein Interno Poesia

 

 

“Ora taccio

Puoi udire il mio silenzio?

Tu, che le mie parole non hai ascoltato!”

 

“E un desiderio soltanto:

Far dimenticare l’amaro istante,

Il grido atterrito

Del cuore sperso nel deserto

E tornare a vivere

La gioia benedetta di un tempo.”

 

“Ogni cosa è benedetta, ogni cosa serba una melodia

Che consola,

In ogni cosa arcane illusioni.”

“I colloqui e altre poesie” Guido Gozzano InternoPoesia

“O non assai goduta giovinezza,

Oggi ti vedo quale fosti, vedo

Il tuo sorriso, amante che s’apprezza

Solo nell’ora triste del congedo!”

I venticinque anni diventano tappe di un dialogo interiore che sminuzza l’esistenza in immagini.

Ho letto “I colloqui e altre poesie”, pubblicato da InternoPoesia, seguendo questa suggestione, cercando di cogliere ogni respiro, ogni pausa, ogni musicalità.

“Non vivo. Solo, gelido, in disparte,

Sorrido e guardo vivere me stesso.”

Sono questi versi ad accompagnarmi e già so che partendo da una assenza del sè troverò la magnificenza del tutto.

Nella impalpabile differenza tra sogno e ricordo si entra nella dimensione della possibilità che si fa aerea presenza.

“L’azzurro infinito del giorno

È come una seta ben tesa;

Ma sulla serena distesa

La luna già pensa al ritorno.”

È lo stupore che illumina il tempo, circoscrive la bellezza del Creato, improvvisa una danza colorata.

La scelta dei versi di Guido Gozzano mostra lavoro di ricerca e passione nella realizzazione della raccolta poetica.

Dalla “Signorina Felicita”  a “L’amica di nonna Speranza: la scoperta della finzione che è un tratto distintivo del poeta.

Mi piace pensare che “Totò Merúmeni” sia alter ego di tutti coloro che vogliono esplorare corpo e spirito.

È Torino città che abbraccia e che consola, patria che sa conservare

“l’infanzia remotississima,

la scuola,

la pubertà,

la giovinezza accesa,

i pochi amori pallidi,

l’attesa delusa

Il tedio che non ha parola.”

Mentre “I sonetti del ritorno” invitano a specchiarsi in vetri rotti, nelle “Poesie Sparse” emerge il bisogno di ritrovare la bellezza dell’arte e della Cultura.

Solo così la Morte sarà un soffio che arriva da lontano e non spegne la giocosa voglia di comprendere la giostra del Tempo.

Mentre la malinconia si stempera in un sorriso resta in alto, come un aquilone che vuole toccare le stelle, lo scintillio della parola Amore.

 

“Figure Amate” Orso Tosco Interno Poesia Editore

“Sulla fiducia ho rinnegato Dio. Sulla sfiducia ho costruito il mio amore irrimediabile.”

Un sentimento che sconfina nella disperazione cerca parole per rileggere la relazione padre figlio.

“Figure amate” (Interno Poesia) è una raccolta poetica che dall’immagine dilatata riesce a circoscrivere l’azione.

È tempo di immergersi nello spazio angusto della malattia, accudirla, redimerla dalla paura di esserne sopraffatti.

Si può “costruire la forma della morte come fosse un luogo”?

Si può attraversarla, sentirne il sussurro che si espande sul corpo come una invasione lenta, inesorabile?

Orso Tosco attraverso un linguaggio che sa alternare figure oniriche a squarci di lucidità offre i suoi versi come un fiume in cui immergersi.

I colori sono o accecanti o smorzati in una vertigine che cresce e diventa marea che travolge e scompone la quieta materia delle nostre certezze.

Dall’incomprensibile ingiustizia di una vita che sta per spezzarsi alle ninne nanne, alla “misericordia della penombra: un attraversare linee immaginate di un Altrove misterioso.

Restano “sorrisi spaventati e bugiardi e rabbiosi”.

Resta una famiglia che sa ancora stringersi per l’addio mentre il tempo è solo il respiro di pochi attimi. Bisogna imparare ad accettare la separazione, affidare all’ultimo abbraccio confessioni d’amore.