“Poesie imagiste” Hilda Doolittle InternoPoesia

 

“La luce batte su di me

Sono allarmata

Una foglia scricchiola sul lastricato

Sono angosciata

Sconfitta.”

Il verso compone immagini che sanno interpretare la psiche.

Non una parola che disturba l’armonia dell’insieme.

Il costrutto sintattico, nella sua semplicità, apre scorci di paesaggi che, nella fluidità della trasparenza stilistica, regalano atmosfere simili a dipinti impressionisti.

A differenza di questi ultimi, i contorni sono netti, ripassati con l’inchiostro rosso della passione.

L’asimmetria dei “crepacci delle rocce”, la frantumazione di un ramo o di uno stelo, il profumo  del sottobosco, la potenza del vento “che frusta la corteccia”: il verso riproduce i suoni, li trasforma in armonioso canto.

“Poesie imagiste”, pubblicato da InternoPoesia, è testimonianza di una corrente letteraria ideata da Ezra Pound e rivisitata da Hilda Doolittle.

Vissuta alla fine dell’Ottocento, fece sue le teorie di un’avanguardia culturale ma volle imprimere un suo personale stile.

Seppe offrire una lettura soggettiva mettendosi in gioco con il suo bagaglio di donna indipendente.

“Canta un lamento

Che non abbia mai fine

Cammina in circolo e rendi tributo

Con un canto.”

I fonemi devono produrre aritmie che amplificano un sotteso malinconico controcanto.

I colori fanno da cornice agli oggetti, li rendono vitali, spezzano la presenza passiva.

Si ripete spesso il verbo “spezzare” ed ogni volta ha una differente collocazione nel contesto.

È come se nella distruzione ci sia la necessità di annullare il negativo, la bruttura, il dolore.

“Siete tagliuzzati, strappati, straziati,

Devastati dalla fatica,

Non più forti delle strisce di sabbia

Della vostra spiaggia frastagliata.”

Ma ci siete e ci sarete a raccontare la lirica celata nelle piccole cose.

“Sono io il dio?

Oppure questo fuoco mi scava

Per il suo uso?”

La contraddizione degli estremi raggiunge il culmine e forse finalmente la furia del Creato si placa e scivola sull’anima un manto di tregua  regalando l’integrità perduta.

 

“Quello che non so di me” Antonietta Gnerre InternoPoesia

 

“Se ho pianto è perché sono stata al buio

Con un peso capovolto di assenze.

La nave inclinata nella sua rotta,

I sogni non infilati

Più tra le stelle”

I versi che aprono la raccolta poetica “”Quello che non so di me”, pubblicato da InternoPoesia, indicano un percorso intimo, libero, espressivo.

Lacrime come espiazioni e assoluzioni: è tempo di perdonarsi.

L’anima si apre ed è fiore che si offre nello splendore dei suoi colori.

L’istante sa di racchiudere il tempo e in questa percezione non solo semantica si sviluppa il senso di una poesia che partendo dall’Io arriva all’Altro.

La voce a tratti sincopata aiuta a sorreggere stati d’animo che si alternano a guizzi metaforici.

“Ora tutte le donne che sono stata

Sono in silenzio, le chiamo per nome.

Le libero dalle parole e dai suoni

Della mia vita.”

Pura essenza in una costante ricorsa dell’inaccessibile.

Antonietta Gnerre ci regala la spontaneità di una femminilità che nella contemporaneità trova la sua identità.

È Madre “di figli mai nati”, è parte di un mondo che vorrebbe negarsi, è coscienza di un abbandono che accetta le ferite.

La luce è una costante, faro per ritrovare il percorso dei ricordi.

“Vedi, insieme siamo stati

Un qualcosa che è accaduto.

Siamo stati eterni.”

Celebrare l’esistenza, trasformare i fonemi in rituali sacri, imparare a riconoscersi.

Non essere ombra che vaga nelle galassie dell’invisibilità.

Mentre le frasi ci carezzano sentiamo una strana alchimia che ci avvicina alla poetessa e nel suo non sapere si raccolgono i nostri dubbi, le nostre orme stanche.

Grazie per averci permesso di comprendere che bisogna andare oltre i nostri limiti.

 

Angolo Poetico tratto da “Esercizi d’addio” Piera Oppezzo InternoPoesia

 

 

 

“Così andiamo avanti

Svestiti dal tempo

Non già più fatti di noi

Ma di destino”

 

“Vorrei croci di legno

Per i ricordi disperati

E cerchi nevosi di luna

Sullo specchio di umidi asfalti”

 

“Ho blande frasi sulle labbra

E abbracciati silenzi

Per lunghe ore

Per identiche stille di pioggia”

 

Ti amo, per le infinite

Strade del mondo

Per i giorni di pioggia

E l’accendersi lento del sole”

Angolo Poetico “La mia lettera al mondo” Emily Dickinson InternoPoesia

 

 

 

“Un vento del sud ha il pathos

Di una voce personale

Come quando s’ode agli approdi

L’accento di un migrante.”

 

 

“I miei migliori amici son coloro

A cui non ho rivolto parola.”

 

 

“A un cuore spezzato

Nessun altro può volgersi

Senza l’alto privilegio

Di avere altrettanto sofferto.”

 

 

 

Agenda Letteraria 3 gennaio 2020

“Quante volte dobbiamo ingoiare

le abili spine dell’illusione?

“E io ruoto abbracciata ai ricordi

sfoggiando una corona di vertigini.”

“Io adotterò i tuoi gesti

e tu avrai zeppe per i tuoi sogni

e poi giocheremo con l’infinito

in questo mattino che non temo.”

Luca Bresciani “L’elaborazione del tutto” InternoPoesia