Incipit tratto da “Un bacio prima di morire” Ira Levin SUR

 

 

 

“Andava tutto così bene, maledizione, i suoi piani procedevano a meraviglia, e ora proprio lei rischiava di mandarglieli a monte.

Un’ondata di odio gli eruppe dentro e lo travolse, fino a contrargli la mascella e pietrificargli il viso.

Ma tanto le luci erano spente.

E lei, lei continuava a singhiozzare piano nel buio, la guancia appoggiata sul suo petto nudo.

Al contatto con quelle lacrime e quel respiro ardenti gli venne voglia di spingerla via.

Riuscì infine a rilassare il viso.

La cinse con un braccio e le accarezzò la schiena.

Era calda, o meglio, era lui ad avere la mano fredda; si rese conto di avere tutto il corpo gelato, le ascelle grondanti e le gambe tremule come ogni volta che le cose prendevano una piega inaspettata e lo coglievano di sorpresa, impreparato ad affrontarle.

Rimase un attimo fermo ad aspettare che il tremore passasse. Con la mano libera le tirò la coperta sulle spalle.

«Piangere non serve a nulla», le disse dolcemente.

Lei, docile, cercò di smetterla, di soffocare il pianto.

Si sfregò gli occhi col bordo liso della coperta.

«È che… me lo tengo dentro da troppo tempo.

Lo so da giorni… settimane ormai.

Non volevo dirti niente prima di esserne sicura…»

La mano che le aveva posato sulla schiena adesso era più calda.

«Non potrebbe essersi sbagliato?», chiese con un filo di voce, nonostante fossero soli in casa.

«Impossibile».

«Di quanto sei?»

«Quasi due mesi».

Sollevò la guancia dal petto e lui si sentì i suoi occhi puntati addosso nell’oscurità.

«Che facciamo adesso?», gli domandò.

«Al medico non hai detto il tuo vero nome, voglio sperare».”