“Isole di grazia” Rose Tremain Einaudi Editore

 

“Isole di grazia”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Giovanna Scocchera, riesce a concentrare in un’unica trama un’infinità di storie concatenate tra loro.

Si respira una tale vitalità narrativa che è impossibile interrompere la lettura.

Si resta ammaliati da una scrittura libera dagli orpelli della finzione.

Ci si trova nella città inglese di Bath nel 1865 e la scenografia è precisa, dettagliata.

C’è ordine nella presentazione dei personaggi che appaiono nella loro essenza, senza filtri o sconti.

Rose Tremain è una straordinaria intrattenitrice, capace di restituire atmosfere e intrecci affettivi.

Considero il suo un romanzo rivoluzionario perchè rompe ogni schema della società del tempo.

Le sue donne sono forti, indomite, guerriere.

Sentono di avere grinta e potenzialità, non si fermano davanti agli ostacoli di una società che le vuole freddi oggetti.

Clorinda che abbandona la mestizia di Dublino per ricostruirsi un’identità e nella sua sala da Tè riesce a “far sentire le persone come fuori dal tempo, in un’oasi o in un’isola odorosa, un posto tra le cui pareti non poteva accadere loro nulla di male.”

Emmeline convinta che “bisogna essere anticonformisti per inseguire le nostre gioie e trovarle ovunque siano.”

La bellissima Julietta, “italiana di nascita ma con il delicato pallore di chi è da tempo immerso nel clima grigio di Londra”, morde l’esistenza cercando e dando piacere.

Passionale e priva di ogni tabù è il fulcro della narrazione.

Quando incontra la giovane Jane il desiderio divampa e incendia le pagine.

C’è qualcosa che va ben oltre l’amore omosessuale, è complicità, piacere, provocatoria ribellione.

Che dire delle figure maschili?

Incapaci ad accedere ad un universo femminile che sa e vuole sperimentare.

Potrebbero essere considerati corollari per creare una parentesi al cerchio magico realizzato dall’autrice.

Non mancano le strategie letterarie che trasportano il lettore nel Borneo tra mille avventure.

Un diversivo che può essere interpretato come una simbologia.

È il mondo che viene rappresentato nella sua diversità, nei suoi colori, nelle sue voci dissonanti.

In questa Babele di esperienze e di racconti “la vita, spesso tanto crudele per come sapeva scagliare l’animo umano in prigioni da cui non sembrava esistere via di fuga, era talvolta capace di lasciargli la porta aperta.”

Domina il bianco ed è segno di purezza e di incanto.

Una sensazione che permane come un vento che invita a seguire sempre i guizzi del cuore.

Una letteratura che sa scavalcare i confini del consentito, un inno d’amore di infinita grazia.