“Spirdu” Orazio Labbate ItaloSvevo

 

“Dall’orrore del cielo non venivano fuori le stelle.

Ffunìvunu depresse nel mondo più sconvolgente della vigilia di Natale.

In uno stadio nìvuru di deprimazione, un si vidíva niente della natura spropositata e orribile attorno alla locanda Spinacardidda, vicino a Butera.”

Incipit dove si rintracciano le orme del percorso narrativo di “Spirdu”, pubblicato da ItaloSvevo.

Dagli aggettivi ai verbi niente è casuale ed in poche battute si entra nella dimensione visionaria, magica e al contempo tragica.

L’accenno al Natale è metafora di una discrasia tra sacro e profano, lacerazione che in diversi passaggi si impenna fino a raggiungere il Caos primordiale.

Da questa condizione la Ragione diventa la pedina indispensabile per interpretare armonie e disarmonie di una Terra complessa.

Orazio Labbate con un esercizio di cesello e di incastro perfetto racconta una Sicilia alternativa.

Non usa simbologie abusate ma si rifà ad archetipi culturali raffinatissimi.

Ombre che si allungano creando una suggestione emotiva, vento che si insinua tra i corpi come uno spirito maligno, silenzi che si rapprendono in una gestualitá atavica.

Kathrine e Jedediah: opposti attratti dall’inviolabile segreto della Creazione.

Figure stilizzate che ricordano l’archeologia di una mappa da ricomporre.

Definire il romanzo con aggettivi avventati significherebbe fare un torto all’autore che nella torsione temporale ha trovato la sua cifra espressiva.

Antico e moderno danzano insieme in un equilibrio perfetto e il canto non ha pause.

È voce ritrovata da un passato sepolto, è spasmo che si incunea negli spazi della memoria.

È parola sperimentale, studio di suoni che compongono alfabeti gotici.

È  religiosità segnata da rituali,  sensualità debordante, paura da esplorare.

Una metafisica che si introietta nelle profonde caverne del Bene e del Male mentre la trama articolata si rifà ad una letteratura filosofica che intreccia immobilità e azione.

Nella solitudine cosmica si perderà l’innocenza nella consapevolezza che il pensiero sarà finalmente libero.