“L’arte queer del fallimento” Jack Halberstam minimum fax

 

“Il sogno di un modo di vivere alternativo è spesso confuso con un pensiero utopico e quindi sminuito in quanto ingenuo, semplicistico, e come palese fraintendimento della natura del potere della modernità.”

Si rifiutano aprioristicamente forme di sapere “dove giustizia e ingiustizia occupino spazi diversi”, dopo è possibile rifiutare il modello capitalistico.

Parole come condivisione, cooperazione, uguaglianza vengono accantonate perché poco significative, pericolose perché frantumano la visione di un mondo che ruota intorno alla competizione.

Riflessioni che sono state oscurate dal pensiero dominante, confinandole “nei territori senza regole del fallimento, della sconfitta e dell’indecenza.”

Leggere “L’arte queer del fallimento”, pubblicato da minimum fax e tradotto da Goffredo Polizzi, significa tornare a respirare.

Sapere che le idee che hanno affollato le menti di pensatori liberi finalmente sono suffragate da una struttura solida.

Ci può essere un modo altro di concepire l’esistere all’interno della comunità.

Jack Halberstam, direttore dell’Institute for Rosearch on Women, Gender e Sexuality della Columbia University, non propone asfittiche teorie.

Parte dall’osservazione e attraverso un’analisi lucidissima costruisce una serie di ragionamenti.

Il linguaggio sciolto ricco di esempi e di riferimenti culturali rende molto piacevole il testo.

Non un saggio statico ma una continua fioritura di tematiche, dal cinema alla letteratura, alla quotidianità, alla fotografia.

Bellissimo lo spazio dedicato ai film di animazione e alla relazione tra interfaccia mediatica e soggetto.

“I cartoni animati Disney si sono troppo spesso trasformati in un medium borghese, piegandosi ai doveri educativi e formativi, hanno cominciato a prendere la forma di favole moraleggianti, con personaggi caratterizzati in modo normativo rispetto al genere e alle gerarchie di classe.”

Evidente tentativo di mortificare la creatività.

Sarebbe utile “deviare” dai soliti e obsoleti percorsi.

Decostruire la macchina ingloba informazione ed imparare a percorrere sentieri meno noti.

Ribaltare la visione di fallimento come schematismo che ci vuole fuori dai giochi e vivere immergendosi in nuove occasioni di conoscenza.

Siamo invitati a rifiutare “i regimi economici razzisti, il patriarcato, la sub cultura della sottomissione femminile.

Spettacolare la mappa genealogica di “un femminismo controintuitivo.”

È tempo di accettare la finitezza.

Allora coraggio:

“Abbracciamo l’assurdità, la sciocchezza, la scemenza senza rimedio.

Anziché opporre resistenza alla fine, ai limiti, celebriamo inevitabili e fantastici fallimenti, godiamoceli tutti, teniamoceli stretti.”

Da leggere per ricordare che bisogna riscrivere il futuro con spirito libero provando a costruire alleanze dissimili.

Viva la diversità come ricchezza!!!