“Quattro galline” Jackie Polzin Einaudi Editore Stile Libero

 

Laureata in scrittura creativa Jackie Polzin ha un esordio letterario brillante.

Geniale il costrutto narrativo diviso in brevi capitoli, originale la trama che sa coniugare osservazione e riflessione, fluida la parola, pronta ad ingigantire un dettaglio, a sintetizzare un dialogo.

La rappresentazione del nostro quotidiano in cerca di risposte, l’estensione del pensiero che nella leggerezza di un ragionamento articolato costruisce una personale filosofia.

Mi piace definire “Quattro galline”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Letizia Sacchini, un manuale di sopravvivenza indispensabile.

Proprietaria di quattro volatili la protagonista prova a studiare il mondo animale con quella curiosità spartana e genuina dell’esploratrice.

Ogni nuova conoscenza serve a confrontare le reazioni delle bestiole con le proprie, a comprendere cosa si annida veramente dietro uno svolazzo, a un canto, ad una luminosità dello sguardo.

Si resta stupefatti perché attraverso questa tecnica analitica si scopre la nostra natura umana, i turbamenti, le abitudini, le affezioni e le disaffezioni.

Il rapporto con la casa come luogo delle certezze, con lo sferragliare di un treno, un giorno di gelo, la violenza di un tornado.

In questo piccolo universo si muove l’amica Helen e il marito Percy.

Personaggi che vengono attraversati da una speciale aura, entrano nella sfera del sentimento che non è mai esasperato dall’esagerazione.

Persone e cose esistono e vanno collocate nella giusta scheda interiore.

Nel corso della lettura si ride tanto e ci si sorprende per la quantità di nozioni scientifiche rielaborate in chiave ironica.

Ci si emoziona perché si intuisce che qualcosa manca.

Una perdita che non si sublima in dolore, galleggia nella coscienza come ricordo, come rimpianto.

“La costruzione di un muro è arbitraria – la natura non comincia qui per finire là – ma ha un significato preciso.

Un muro suggerisce l’esistenza di risorse disponibili da una parte e non dall’altra, una cosa che in questo senso è il contrario della condivisione.”

Credo sia impossibile riuscire ad essere tanto incisivi, taglienti e convincenti nel definire il nostro bisogno di blindarci.

Paura, incertezza, bisogno di definire il proprio spazio e quindi il proprio io.

Partendo dall’eterno presente delle galline si affronta il tema del tempo e della sua inconsistenza, della “ferocia dell’abitudine”, del matrimonio come sperimentazione di diversità a confronto.

E quando è tempo di andare per affrontare nuove avventure resta la voglia di continuare a sentirsi viva.

Una canzone dedicata alla vita, quella vera, semplice e al contempo complessa, all’amore che si radica dentro e trasforma quattro galline in compagne per lenire la fatica dell’essere.

Poetica e concreta, una prova letteraria che lascia dentro una brezza difficile da dimenticare.

È forse quell’abbandono totale, quella carica emotiva che in ogni pagina fa capolino.

Come un raggio di sole in un giorno nevoso.