“Jacu” Paolo Pintacuda Fazi Editore

 

“Quello era l’ultimo settimino del secolo, vale a dire – secondo una credenza appassionata più antica del paese stesso – colui che avrebbe posseduto il dono di curare da ogni malattia, col nudo tocco delle mani.”

Scritto prima di nascere un destino che segnerà per sempre “Jacu”.

Il romanzo, pubblicato da Fazi Editore, ha il sapore di una leggenda antica circoscritta in un preciso periodo storico.

Siamo in Sicilia nel dicembre 1899 in un borgo dove il tempo si è fermato.

Scurovalle è simbologia di territorio arroccato, scabro, quasi inesistente.

È la rappresentazione della contorta anima siciliana dove convivono fede e superstizione.

È arretratezza culturale, bisbiglio che diventa chiacchiera, tragedia che si traveste da commedia.

È dicotomia tra ciò che appare e ciò che è ed è questa percezione a farci pensare al Maestro Pirandello.

Il protagonista è vittima di quello che dovrebbe essere un dono, paga le conseguenze di essere un eletto, sente di essere diverso dai coetanei e questa diversità è opprimente, nefasta.

Il modulo narrativo è inusuale e originale, interessante la presenza dello scrittore che è impegnato nella rielaborazione dei fatti.

Il testo si colora di una tessitura giornalista pur mantenendo la struttura romanzata.

Mentre seguiamo il giovane protagonista i venti di guerra tracimano un millenario silenzio, obbligano alla leva ragazzini che hanno la sola colpa di far parte di una generazione che deve servire la patria.

Il racconto è fluido e sviluppa un intreccio sempre in bilico tra vero e falso.

Ancora una volta il doppio binario ad arricchire una scenografia curata nei dettagli.

Entriamo nelle case della povera gente, ne esploriamo i timori, sentiamo la loro resa.

È la coralità di voci diluita all’interno di una scrittura classica a sorprenderci.

I personaggi sono vivi, reali, immortalati nella quotidianità.

Bellissima la figura di Vittoria, analfabeta e orgogliosa, pronta a difendere il figlio dalle cattiverie del popolo.

Più volte durante la lettura ci fermiamo e ci chiediamo chi è veramente Jacu.

È eroe senza gloria, puro di cuore, desideroso di conoscere.

È l’Ulisse di una terra che non vuole cambiare, coraggioso, impavido, capace di sfidare la morte ed arruolarsi come volontario.

Essere uno tra tanti, mescolarsi e contaminarsi

Paolo Pintacuda mostra le sue competenze di sceneggiatore, sa stare sul palcoscenico della vita.

Ci regala una favola o forse un sogno con la grazia di chi ama e conosce la sua Sicilia.

Un omaggio a chi cerca di comprendere anche l’incomprensibile.