“Quell’aspirapolvere nel buio” Jen Beagin Einaudi Editore

 

“Perché piazzava punti interrogativi alla fine di ogni frase quando stava crollando?

Stava andando in mille pezzi?

Forse?

Si stava disfacendo?

Sarebbe finita in manicomio?”

Piange nascondendosi dentro gli armadi, si confronta con un’amica immaginaria, vive il sesso con assoluta libertà.

Per sostenersi pulisce case altrui, fotografa gli ambienti per trasformare l’ovvio in arte, si innamora e scappa, posa nuda, sa ascoltare ed è fantasiosa.

Mona vi sorprenderà con i suoi pensieri profondi e disarmonici, la sincerità che valica il politicamente corretto, la sensualità prorompente.

Intrattiene relazioni con strani personaggi, cerca di cogliere l’essenza delle anime che incontra.

Ma c’è qualcosa in questa personalità così spiccata che resta celata.

Bisogna avere pazienza, seguirla nelle infinite avventure, osservarla mentre si muove come fosse una libellula nel paese dei giganti.

Tutti sono attratti dal suo carisma e in cambio di attenzione vogliono qualcosa.

E lei sa esserci, distante e vicina, compagna, amica, amante, restando integra.

“Quell’aspirapolvere nel buio”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Federica Aceto, è irriverente e tosto.

Libero da ogni tabù, provocatorio e divertente.

Presenta un femminile insolito, non ingabbiato nelle categorie del perbenismo, caustico nelle riflessioni, giocoso nell’affrontare il quotidiano.

Non un’eroina ma una donna qualunque che vive nel presente con autoironia e quando si concede sa di superare degli scogli culturali ed emozionali.

Si ripete spesso una frase del nonno:

“Non perdere mai la curiosità.”

Ed è questa dote a renderla viva, a permetterle di entrare in sintonia con coloro che vogliono sperimentare il nuovo.

Yoko e Yoko, Lena e Paul, il Buio e la cieca: possono rappresentare tutto ciò che lei vorrebbe essere e non è.

La tendenza ad imitare atteggiamenti non suoi è sintomo di qualcosa che scopriremo solo nel finale.

“Mister Laido mi faceva sentire come un fiordo semi sconosciuto della Groenlandia.

O come l’aurora boreale.

Senza ormeggi, ignota, un luogo nascosto e remoto che non compare sulle mappe dei turisti.”

La poetica di una libertaria che non vuole essere visibile mentre cerca di decifrare i propri enigmi.

Ha il coraggio di guardare al passato senza rancori ma con misericordia.

Jen Beagin sa manipolare la parola scritta, inventare storie su storie, rende fluidi i dialoghi.

È una ribelle come la sua Mona, ha uno stile tutto suo, una verve dialettica scorrevole e la capacità di regalare la complessità della società contemporanea senza appesantirla con false morali.

Mostra il ciarpame che si nasconde all’interno delle famiglie, libera le vittime di abusi da colpe che non hanno e non dà spazio a chi non sa volare con la fantasia.

Promossa a pieni voti!