“La notte arriva sempre” Willy Wlautin Jimenez Edizioni

 

“Aveva il letto matrimoniale di sua madre, vecchio di vent’anni, un comò che faceva già parte della casa, con due piedi sostituiti dai mattoni, e un palo di legno alto due metri inchiodato alle travi su cui appendeva i suoi vestiti.”

Lynette e i suoi trent’anni pesanti come macigni.

È caduta più volte, ha cercato di fermare le lancette dell’orologio biologico due volte, ha conosciuto l’orrore di un tentato stupro, assistito allo sfacelo della famiglia.

Ha vissuto la rabbia come pianta maligna che invadeva il suo corpo, uomini che pagavano le sue prestazioni sessuali come fosse una bambola, un padre indifferente, un amore fallito.

La sua pelle è arsa, il cuore piagato, la mente affollata.

La protagonista di “La notte arriva sempre”, pubblicato da Jimenez Edizioni e tradotto da Gianluca Testani, può essere definita un’eroina.

Dalle macerie di un’esistenza che non ha fatto sconti, che ha elargito dolore, è spuntato il fiore della resistenza.

Un fiore costretto a crescere nel deserto di una città in espansione dove il denaro è il nuovo dio.

“Vent’anni prima in quella zona c’erano solo magazzini abbandonati; adesso al loro posto c’erano condomini di lusso, negozi e ristoranti.”

La tenerezza riservata al fratello Kenny, bambino nel corpo di un adulto, commuove profondamente.

È amore spontaneo, cura e rispetto ma è anche voglia di entrare nella patologia mentale in punta di piedi.

Ancora una volta Willy Wlautin scrive una storia che trasmette partecipazione emotiva.

Nella figura della madre, sfiancata da troppe sconfitte, il senso di impotenza si è trasformato in rassegnazione.

La sfiducia di una donna che non sa più reagire è descritta con quella compassione che trasforma ogni parola in materia viva.

In questo contesto devastante la nostra protagonista prova a realizzare un sogno e lotta con le scorie del passato, le riporta alla luce, le analizza.

Deve capire e imparare a cambiare.

Un romanzo che tiene il lettore incatenato alle pagine e mentre si sciolgono molti nodi introspettivi si impara a non mollare mai, a camminare sempre a testa alta verso una meta.

 

“I vivi al prezzo dei morti” René Frègni Jimenez Editore

“Poco importa la scelta delle parole, tutte possono andare, tutte non chiedono altro che vivere, esplodere sulla pagina, scintillare per un istante.

A vent’anni cercavo la verità sotto le parole.

Doveva esserci una verità da scoprire, da ricomporre.

Manipolavo ogni parola, la scuotevo, provavo ad incastrarla dentro a un’altra.”

“I vivi al prezzo dei morti”, pubblicato da Jimenez Editore e tradotto da Chiara Rea, incastra due esistenze, per un gioco del destino le fa interagire.

René è uno scrittore innamorato dalla sua Isabelle.

Nel quaderno rosso segna i pensieri, le disgressioni sulla bellezza della natura, i guizzi dell’anima.

Giorni uguali in campagna dove arriva il profumo della primavera, segno di rinascita.

Una telefonata sconvolge tanta quiete.

Un detenuto incontrato durante le lezioni di lettura in uno dei tanti penitenziari che ha visitato è evaso e cerca aiuto.

È l’inizio della fine.

Una trama rocambolesca che si sviluppa al limite tra Bene e Male in una corsa che non da il tempo di riflettere.

È più facile di quanto si creda restare intrappolati nella condivisione della colpa, essere trascinati nel mondo della malavita.

“Ci avevo messo tanti anni a costruire pazientemente le mie città di parole interiori.

Queste parole che trovo sulle colline e la sera nello sguardo calmo e verde di Isabelle.”

René Frègni parla dell’uomo qualunque che per eventi contrari alla sua volontà conosce il peccato.

Utilizzando la formula del diario offre al lettore una angolazione personale, intima.

Illumina la figura del fuggitivo, lo rende umano, capace di provare sentimenti.

Devastato da troppi anni di carcere, tra pareti che escludono dal mondo.

Il romanzo ha una forte voce di denuncia sulle differenze sociali che impediscono a tanti giovani di non avere futuro.

Racconta l’amicizia sincera e la pietà per chi ti urla il suo bisogno di aiuto.

Mostra quanto la scrittura sia terapeutica per scacciare i fantasmi.

Le frasi poetiche si alternano alle immagini bagnate di sangue a dimostrare che non tutto è bianco o nero.

Esistono le sfumature e l’autore le conosce bene.

Sullo sfondo Marsiglia, “città chiara costruita sulle rocce bianche”, il mare che “imbarca tutto, le parole e i volti”, i piccoli paesi come sogni da esplorare.

Nel dramma del protagonista si vive la metafora di una società che si trova in mare aperto e deve cercare di non affondare.