“L’opera galleggiante” John Barth minimum fax

 

 

“Come si fa a scrivere un romanzo?

Voglio dire, come è possibile non perdere il filo del racconto, se si è anche solo minimamente sensibili al senso delle cose?”

“L’opera galleggiante”, pubblicata da minimum fax e tradotta da Henry Furst e Martina Testa, è il libro perfetto per chi non si accontenta di banali e scontate interpretazioni della realtà.

Per chi è interessato a comprendere i meccanismi complessi della mente, le deviazioni, i giochi verbali, la pirotecnica vivacità intellettuale.

Un romanzo mondo dove le sollecitazioni sono infinite.

Un’opera postmodernista che rivoluziona la staticità stilistica e formale accompagnata da una scrittura coinvolgente.

Si ha la sensazione di chiacchierare con John Barth, di partecipare attivamente alla sua eloquenza raffinatissima.

“Mettervi a vostro agio nella mia prosa come farei per ricevervi a casa mia, per immergervi con delicatezza nel sinuoso meandro dei miei pensieri: azioni utili, che sarà meglio conservare piuttosto che eliminare.”

Con queste premesse si parte consapevoli che l’avventura che ci vedrà protagonisti sarà senza precedenti.

Sconvolgente è l’idea che la trama è fluttuante, compare, scompare assumendo le più svariate forme.

A governare la barca Todd Andrews, avvocato con una spiccata verve autocritica.

Punto di partenza è la rivisitazione di una giornata speciale, nella quale una decisione può cambiare completamente il destino.

Forte è la tensione che si mantiene fino all’ultimo rigo e pur conoscendo la scelta del protagonista si è incuriositi.

Quali le cause scatenanti e soprattutto quanta fermezza nel realizzare la svolta decisiva?

Sembra che tutto proceda secondo una linea retta, ma non illudetevi.

Tante le illusioni ottiche, le sottili riflessioni, i rivoli alternativi.

Si parla di letteratura con uno spirito critico efficace e convincente, ci si trova a comprendere cosa significhi andare in guerra, trovarsi faccia a faccia con il nemico, fantasticare sui massimi sistemi che governano l’Universo.

Un cinismo intelligente rende le pagine godibilissime, divertenti e decisamente pungenti.

Viene messo in discussione il concetto di amore e di passione, la comunicazione con i propri simili, la relazione con la città.

“La natura, il caso, può spesso disseminare simboli a piene mani.

A volte sembra quasi che te li venga a sbattere in faccia certi significati.”

L’autore opera una destrutturazione del simbolo, lo riporta alla sua essenzialità.

Questa operazione di demolizione viene ripetuta nei confronti di tutti gli artifici che ci imprigionano.

Ecco perché leggere questo spettacolare testo ci rende liberi di pensare e di decidere in assoluta libertà.

Ci si sente leggeri, privati da sovrastrutture intellettuali e metafisiche.

“Nulla ha un valore intrinseco”.

Una frase che apre una nuova scenografia interiore, suffragata da un ragionamento che mette in moto l’essere e il non essere.

Non è casuale l’accenno all’Amleto, ma dietro questa disgressione non c’e un solo illuminante percorso.

Ad arricchire “L’opera galleggiante” la colta prefazione di Martina Testa ed un saggio emozionante dello scrittore.

Da leggere lasciandosi andare e godendo ogni frase, ogni costrutto, ogni osservazione.