“Dizionario della dissoluzione” John Freeman BlackCoffee Editore

“Dobbiamo impadronirci di parole ricche di possibilità e cominciare a riutilizzarle da capo”.

Restituire ad ogni fonema la sua purezza originaria, uscendo dalle dinamiche digitali che spesso ci trasformano in apatici osservatori.

Trasformare l’informazione in azione liberandosi da un eccesso di immagini che arrivano scoordinate e senza senso.

Tornare ad avere una voce che non sia un like sui social, “riappropriarci del nostro corpo e ricordare a noi stessi quanto potere abbiamo.”

Ridere, ballare, esprimere la complessità soggettiva.

“Se vogliamo essere cittadini, cittadini veri, allora il nostro compito è vigilare sulla corruzione del potere.”

Riprenderci gli spazi vitali, ridefinire il concetto di ambiente, di equità, di giustizia.

“Dizionario della dissoluzione”, pubblicato da BlackCoffee Editore, è un vademecum che riorganizza il pensiero.

Suddiviso in brevi capitoli offre infiniti spunti di riflessione ponendo sempre al centro la collettività.

“Appena le parole sono sbriciolate e ridotte a un cumulo di sabbia, quando risultano così smussate da veicolare a malapena un accenno di significato, i potenti si permettono di usarle ancora.”

John Freeman ricorda che “il linguaggio è un costrutto sociale”, che la speranza è la nostra arma vincente.

Liberarsi dal condizionamento cognitivo che impone Internet, tornare a pronunciare “noi”.

“L’atto più radicale e di speranza che si possa fare in quanto cittadini è amare profondamente, liberamente e in abbondanza.”

Il testo ha un alto valore terapeutico, è come una seduta psicoanalitica dove con coraggio si coniuga essere e non essere.

Ogni pagina conforta e fa sentire meno soli.

Aiuta a collegare “donna”, “violenza”, “rabbia”.

Permette di fare associazioni mentali che aiutano a tenerci lucidi.

Fa immaginare non più una folla senza volto ma uomini e donne consapevoli che insieme vogliono costruire, senza delegare, un mondo migliore.

Invita a porsi domande che rappresentano il nostro apparato respiratorio.

Nella postfazione Valeria Luiselli afferma che il saggio è “un tentativo di costruire un lessico dell’impegno.

Non un vocabolario ma una costellazione ed ogni stella splende per noi se sappiano leggerne il messaggio.