“La lista degli stronzi” John Niven Einaudi Editore Stile Libero

Sessant’anni.

Tre mogli e due figli.

Ex giornalista.

“In tutta la sua vita non aveva mai avuto problemi con la legge.

Eppure era arrivato il momento.

Stava morendo.

In fretta.

Adesso era ufficiale.”

Frank Brill prima di concludere l’esistenza deve pareggiare i conti con il destino.

Andare fino in fondo, trovare il coraggio di uccidere i responsabili delle morti di Pippa, Adam, Olivia.

È impossibile fermarsi quando si inizia a leggere “La lista degli stronzi”, pubblicato da Einaudi nella Collana Stile Libero.

Un romanzo adrenalinico, una spietata analisi della politica americana, un vortice che cresce senza pause o tentennamenti.

“Cinque nomi.

Un insieme di privato e politico, per quanto anche il politico restasse pur sempre molto privato.”

Un piano perfetto costruito con freddezza e lucidità.

John Niven sceglie come ambientazione il 2026, Trump è stato sostituito dalla figlia Ivanka ma continua a muovere le fila di un teatrino grottesco.

Bigotta, violenta, avvelenata dall’odio: è questa l’America che l’autore ci mostra.

Lo fa raccontando stragi nelle scuole, abuso di potere dei poliziotti, abolizione dei diritti.

La storia drammatica del protagonista raccoglie le esperienze di tanti uomini e donne che non hanno potuto reagire.

È la voce forte della vendetta che non è privata ma collettiva.

È la rabbia di un popolo sempre più limitato nelle libertà primarie.

“Quel posto era diventato un teatro di guerra e per un attimo, i sostenitori di Trump avevano avuto la sensazione di poter fare qualsiasi cosa.

Non fermarsi più, scaraventarsi fuori dal parcheggio, invadere la città, attraversare il Paese, ragionando solo a botte e insulti, distruggendo ogni opposizione.”

Un affresco che ha il ritmo del poliziesco pur mantendo una grandissima umanità.

C’è il dolore della perdita, il rimorso per le scelte passate, lo spaesamento di fronte alla brutalità.

I carnefici vestono i panni di cittadini al di sopra di ogni sospetto e nel testo è forte la necessità di mostrarne i volti deformati.

La traduzione di Marco Rossari regala una scrittura impeccabile, dove pure la punteggiatura ha un suo perchè.

Veloci i dialoghi, accelerati i gesti, reali i personaggi.

Un atto di accusa che porta a riflettere sul ruolo dell’individuo all’interno della società, sulla colpa che non può essere generica ma deve svelare nomi, cognomi e responsabilità.