“L’occasione” Juan Josè Saer La Nuova Frontiera

“Benchè il nome entri in conflitto con le sue origini oscure e con il colore dei suoi capelli, a quarantasei anni ancora folti, ricciuti e rossi, lo chiameremo semplicemente, per brevità, Bianco.”

Il contrasto tra la realtà e finzione è evidente fin nelle prime pagine di “L’occasione”, pubblicato da “La Nuova Frontiera” e tradotto da Gina Maneri.

Il protagonista con i suoi poteri misteriosi sfida ogni logica.

È la provocazione al materialismo occidentale, la pietra d’inciampo della filosofia e della scienza.

Uomo che non accetta la sconfitta e la derisione, cerca una meta che gli permetta di approfondire le sue conoscenze sulla relazione tra materia e spirito.

“Lui è in grado di leggere il pensiero, spostare oggetti con la sola forza della mente, modificare la forma e persino la sostanza intima dei metalli con il semplice tocco delle dita.”

Fugge in Argentina e in quella terra piatta, bruciata dal sole, incontra il dottor Garay López, figlio di di ricca famiglia del luogo.

Nelle lunghe chiacchierate si evidenzia subito una disparità di pensiero e di reazione agli eventi.

Sono due opposti che sanno simulare la diversità e questa strana amicizia ha un’evoluzione paradossale.

Juan Josè Saer ci ha abituati a trame che sanno celare la conflittualità dell’essere umano, si è sempre divertito a mostrare ciò che potrebbe essere e non è.

In questa nuova prova narrativa la trama si arricchisce di equivoci.

L’autore vuole mostrarci la fragilità del pensiero e il rovello che nasce dal dubbio.

A dare una spinta emotiva forte è la giovane moglie del nostro Bianco.

Sensuale ma come assente, priva di malizia e al contempo misteriosa, di una bellezza aggressiva, Gina scompaggina ogni equibrio.

Incarna il demone della passione, è simbolo di piacere carnale.

“Il caldo improvviso, dopo un accenno passeggero d’autunno, ha portato un’indecisione nel clima, e le foglie degli alberi, disseccate dai grandi calori estivi e ingiallite all’arrivo dell’autunno, tradiscono, in masse rade e scolorite,  con le punte rossastre o giallognole, l’incongruenza del sole mattutino bollente e indebolito.”

Scorci di un paesaggio che vive le stagioni con una sottesa ribellione.

Ribellione che lacera e devasta come un fuoco ancora solo preannunciato.

Una scrittura che procede a folle velocità verso un finale che ancora una volta è ombra e luce, traccia di orme tutte da decifrare, spazio inesplorato del sapere.