“C’è qualcuno che vi ama?” Kalin Terzijski Voland Editore

 

“A volte persino i più incalliti fannulloni hanno l’horror vacui – espressione desueta per indicare un rimorso febbrile per l’indolenza insensata.”

Kalin Terzijski riesce a raccontare “la strana generazione di beceri che non hanno nessuna voglia di far niente di importante nella loro vita.”

Nei racconti proposti in “C’è qualcuno che vi ama?”, pubblicato da Voland Editore e tradotto da Daniela Di Sora, mette in scena i più svariati personaggi, delusi, inconcludenti, mediocri.

Tratteggia episodi, ricordi, quotidianità spente con un sarcasmo pungente.

La Bulgaria con le sue strade sporche, le case cadenti e senza identità, i mercati dove il marciume invade tutto è teatro di una insostenibile solitudine.

Ma non c’è traccia di tristezza perché l’autore non è interessato a sublimare la negatività.

Si diverte e ci diverte smontando con intelligenza il senso di inutilità dell’esistenza.

“Vado in un angolo tetro, ci sono buche dappertutto, la gente è costretta a muoversi a salti e a balzi su strette assi di legno tra il fango, la frutta marcia e la plastica.

E sono tutti patetici, malati, brutti e sporchi, e penso a come i folli giovanotti di mezza età – politici, economisti e simili, con i colli tesi e gli occhi spalancati, cerchino di convincere i biondi cittadini europei a prendersi questa gente in casa, a far loro un piccolo spazio per vivere nell’angolo vicino ai fornelli della cucina.

E gli europei biondi, sani e ben spalmati di burro pastorizzato ridono, mostrano i denti bianchi e dicono: “No, no. Ah ah. No!”

Evidente critica ad un’Europa opulenta che volta le spalle alla miseria e al degrado.

Non si tratta solo di povertà materiale, l’analisi è più profonda e complessa.

Viene contestata la mancanza di ideali, la possibilità di sognare.

I due anziani coniugi che devono trovare un capro espiatorio per esprimere la loro stizza, o “l’uomo solo perché rifiutato”, il padre incapace di insegnare alla figlia “la compassione e la misericordia”: un purgatorio dove si aggirano senza meta fantasmi viventi.

Non è casuale la quasi totale assenza di nomi propri, cancellati dalla comune passività.

Bellissima la storia del collezionista di preziosi e forse spartiacque tra insolvenza e speranza.

Ho intravisto un filo rosso appena tracciato, delle orme da seguire.

Esiste una via di uscita e sarete voi lettori ad individuarla.

Scrittura accattivante, provocatoria e dissimile nella trama.

Da leggere per imparare a perdersi nel proprio “mondo invisibile.”