“Tutti i giorni” Terézia Mora Keller Editore

 

“Definiamo il tempo adesso, e il luogo qui.”

L’incipit di “Tutti i giorni”, pubblicato da Keller Editore, traccia una collocazione spazio temporale che vuole fermare l’immagine, stabilire un contatto con la realtà.

La descrizione minuziosa della città si contrappone ad un impercettebile senso di spaesamento.

È questa rete magmatica che domina il romanzo trasformandolo in un testo teatrale dove gli attori si muovono in preda ad una frenesia esistenziale.

Sono loro con storie che a volte sembrano inverosimili a dar corpo al protagonista.

“Abel Nema, giovane, promettente, la prima generazione libera! Il mondo ai suoi piedi.

Goditelo per il breve istante in cui dura, perchè può passare in fretta.

Quasi non hai tempo di guardarti attorno che qualcosa scoppia ed esplode.”

Un uomo senza contorni, come un folletto girovago.

Incapace di trovare radici o semplicemente esploratore silenzioso di misteri che solo lui comprende?

Non ci sono domande, nè pause.

Il ritmo narrativo corre sui binari delle percezioni e di piccole rivelazioni.

Il prima è codificato da un rifiuto, il dopo da assenze.

Il rombo di una guerra civile, una patria spazzata via, un’umanità stravagante e sola.

Dove finisce la normalità?

Come si può scegliere di vivere dentro una nuvola affollata di pensieri?

Può il desiderio struggente spegnersi e lasciare solo fogli inceneriti?

Il potente l’esordio narrativo di Terézia Mora sa coniugare sacro e profano.

Il suo è un viaggio senza meta, l’arsura della ricerca, la sperimentazione del silenzio.

È parola di una comunità che si rifiuta di essere standardizzata.

È il sogno di una generazione di poeti, visionari, mistici.

È il tentativo di sfuggire ai lacci del quotidiano.

È la libertà di ideare metamorfosi, di svestire il panico e renderlo non più nemico ma compagno.

È “una strada di speranza” accettando di percorrere i labirinti della mente.

 

Incipit “L’amore al tempo dei cambiamenti climatici” Josef Pànek Keller

 

 

 

“Qua si parla d’amore.

Di cambiamenti climatici a livello globale. Ecc.

L’amore al tempo dei cambiamenti climatici a livello globale, davvero.

Il punto è questo: se vi ritrovate a Bangalore, India, restate terrorizzati dal casino, dalla sporcizia, dai clacson, da un fetore per voi indefinito, dal soprannumero di gente, dal totale senso di sradicamento, siete nel posto più sfasciato e inospitale del mondo e voi non lo conoscete ancora, no, e l’hotel!

Dell’hotel dopo.”

“Sedici parole” Nava Ebrahimi keller

“Non riuscivo a difendermi, le parole tornavano sempre di nuovo ad impormi il loro messaggio: qui c’è ancora un’altra lingua, la tua lingua madre, non credere che quella che parli sia davvero la tua.”

Attraverso la traduzione di “Sedici parole” Nava Ebrahimi prova a riconciliarsi con il paese d’origine.

La rottura di quell’incantesimo che teneva prigionieri fonemi ed emozioni avviene con un percorso a ritroso.

È necessario assorbire insieme al suono della lingua l’appartenenza alla terra degli avi.

L’Iran con le sue conflittualità culturali deve essere rivisitato in maniera analitica, senza lasciarsi ingannare dalla difficoltà di sentirsi parte di una comunità.

La protagonista del romanzo pubblicato da Keller ha costruito una corazza affettiva, ha imparato a imporsi in Germania con la sua personalità.

La morte della nonna la costringe a riannodare fili che credeva perduti.

“Una cosa alla volta, tutto vola fuori di me, divento piacevolmente leggera e vuota.

L’Io si è disperso, ha approfittato dell’occasione e ha tagliato la corda, è in sciopero.”

Un cuore screpolato, affamato di risposte.

Cosa ha portato i genitori alla separazione?

Quanti segreti si celano nella sua infanzia e come l’hanno segnata?

Ricomporre attraverso poche tracce non solo la storia della famiglia ma le dissonanze dell’animo è una solitaria riconquista anche attraverso la scomposizione delle soffocanti imposizioni di un regime.

Ritrovare negli arabeschi di una moschea la simmetria e la perfezione.

Ascoltare la voce di parenti e amici cercando di appropriarsi di storie altrui per rielaborare un affresco credibile.

“La rivoluzione ha portato ciascuno lontano da qualche cosa, e tutti quanti dalla fede; la fede in che cosa, non importa, in qualunque cosa.”

La Storia entra con prepotenza nella narrazione, si insinua nelle maglie allentate di ideali e sogni.

L’autrice ha un tono delicato e pur scavando nelle profonde ragioni del cuore accompagna il lettore.

Vuole capire se è possibile mantenere una doppia identità, se si può imparare a lasciarsi trasportare dalla passione.

Ai suoi personaggi concede il diritto di ribellione, piccola forse ma decisiva per cambiare il destino già scritto.

Le  palme da battero, la fortezza ai margini della città, i colori di Teheran, il silenzio delle notti, il profumo delle spezie restituiscono la magica atmosfera dell’Oriente.

E la scrittura è l’unica sponda, il luogo certo dove è possibile “essere ovunque e in nessun luogo.”

“La pallottola in cerca dell’eroe” Andrei Kurkov Keller Editore

 

Dallo scrittore ucraino Andrei Kurkov non aspettatevi trame scontate.

L’esuberanza narrativa si miscela in maniera intelligente con un pungente sarcasmo.

“La pallottola in cerca dell’eroe”, pubblicato da Keller, è un collage di esistenze dove il fantastico è solo pretesto per raccontare l’uomo.

Se il testo è un interessante studio dell’Unione Sovietica non pochi sono gli agganci con la interazione conflittuale tra potere e popolo.

Obiettivo è dare un volto e un nome all’arroganza, alla prepotenza e certamente alla stupidità.

Lo scrittore è un perfetto sceneggiatore.

I personaggi escono dalla nebbia dell’indefinito.

Esistono mostrando reticenze, silenzi, fantasie.

Si muovono in un panorama cangiante e nel susseguirsi delle stagioni il tempo diventa un misuratore della Storia.

Ai paesaggi lunari si contrappone l’inquieta presenza dell’Angelo.

Figura che appare e scompare accelerando le aspettative del lettore, creando un’atmosfera misteriosa.

Sparpagliate nel testo le allusioni, i doppi sensi costruiscono una trama alternativa.

Le domande esistenziali arrivano dirette e si scontrano con la mancanza di risposte.

Una scelta geniale che permette a chi legge di cercare la propria Verità, di chiedersi dove sono finiti i veri eroi e quale strada percorrere per incontrarli.

“Terra di nessuno” Philip Dröge Keller Editore

 

 

“La calamita della zona di Moresnet entrerà addirittura nei libri di storia quale esempio delle folli conseguenze che può avere l’avidità.

Perchè la pallina cade sul verde.”

Un territorio di 3,4 chilometri quadrati che dopo il Congresso di Vienna resta in un limbo geografico.

“Tutta la nobiltà d’Europa presenzia alla Conferenza.

Le carrozze vanno e vengono.

I servitori si affrettano al mercato per provvedere alla cena; le prostitute fanno gli straordinari per soddisfare duchi, baroni e principi frettolosi.”

“Terra di nessuno”, pubblicato da Keller Editore, ci trasporta in un altro secolo.

Viviamo nei palazzi nobiliari, passeggiamo per le vie, assistiamo ai dibattiti politici e ci divertiamo ad osservare quali pedine muovere per assicurarsi il potere.

Osserviamo con occhio critico “l’intenso lavorio diplomatico” per definire una mappa geopolitica.

“Sulla carta le nuove frontiere sono solo un paio di tratti tracciati con il righello da alcuni signori nelle loro comode sale delle riunioni”.

A pagare come sempre il popolo che spaesato non ha una nazionalità.

Philip Dröge ha una grande abilità nell’osservare la Storia da più angolazioni.

È ironico, amaro, intransigente.

Parte dai fatti e con rigore compone una trama che è viaggio, avventura, romanzo.

Tanti gli aneddoti significativi, tappe obbligate per comprendere cosa significa nazionalismo.

Personaggi significati e figure che in ombra sanno ideare complotti con abilità.

Un testo di grande attualità che mostra quanto siano insignificanti i confini ed invita ad edificare “comunità multiculturali”.

 

Agenda Letteraria del 5 giugno 2020

 

“Moresnet, assapora quello strano nome tra le labbra e spera che anche lì parlino francese.

Stando a quello che gli hanno raccontato è una specie di terra di nessuno priva di polizia.

Sempre che riesca a trovarlo, dato che a quanto pare non è molto grande.”

“Terra di nessuno” Philip Dröge Keller Editore

Agenda Letteraria del 9 febbraio 2020

 

“Mi sposai che non avevo neanche quattordici anni.

Non è niente di straordinario nel posto da cui vengo.”

 

“Una sera mi ordinò di andare a letto con uno dei suoi amici.

Quando rifiutai, mi spezzò i denti con un pugno.”

 

Witold Szablowski  “L’assassino dalla città delle albicocche” Keller

“Perché il bambino cuoce nella polenta” Aglaja Veteranyi keller Editore

“Conosco il mio paese solo dall’odore.

Profuma come la cucina di mia madre”.

La piccola protagonista di “Perché il bambino cuore nella polenta”, pubblicato da “Keller Editore”, con il linguaggio dell’innocenza, apre al lettore un universo a metà tra favola e realtà.

Figlia di artisti circensi, vive il continuo spostamento con forte carica emotiva e nelle acrobazie della madre coglie la pericolosità di un mestiere appeso al filo della resistenza fisica.

“Apro la porta il meno possibile, perché casa mia non evapori.”

Crea uno spazio ideativo per combattere la paura e in quel territorio si rifugia.

Una difesa che è metafora del bisogno di protezione.

Nelle frasi brevi, nella poesia di certe immagini si sente la potenza narrativa di Aglaja Veteranyi.

Riesce a mostrare le storture della dittatura in Romania con immagini folgoranti, piccoli aneddoti dove traspare l’amore per la terra di origine.

 

“L’estero non ci cambia.

Mangiamo tutti con la bocca.”

 

“In Romania i miei genitori sono stati condannati a morte dopo la nostra fuga.

Non potremo mai tornare indietro, è proibito”.

 

La parola “proibito” traccia un confine preciso, evidenziando una scissione tra essere e “appartenere a”.

Una voce che scandisce bene i diritti dei popoli, liberando il grido di rabbia da un’oppressione a lungo taciuto.

Le allegorie si alternano alla quotidianità, regalando un immaginario affascinante.

La scrittrice sa alleggerire il romanzo e pur narrando un’esistenza difficile restituisce ai personaggi un’anima integra.

Emerge il bisogno di cancellare l’infamia di non essere nessuno, gente che non ha radici.

Il libro è un monito rivolto a tutti noi, un invito a cercare nell’esule le ragioni della fuga.

È la coscienza luminosa di chi attraverso la parola prende le distanze da un mondo privo di attenzione, oscurato da una visione marginale dei problemi migratori.

È la tenerezza di ritornare nell’utero materno, ricomporre unità affettiva e nell’annullamento dell’Io essere popolo.

 

 

Agenda Letteraria 25 gennaio 2020

 

“Io sono più vecchia dei bambini dell’estero.

In Romania i bambini nascono vecchi, perchè sono poveri già nella pancia della mamma e devono ascoltare le preoccupazioni dei genitori.

Qui viviamo come in paradiso.

Ma questo non basta per farmi ringiovanire.”

 

 

Aglaja Veteranyi “Perché il bambino cuoce nella polenta” Keller Editore

“Arrivò il tempo di staccare le teste” Hubert klimko Dubrzaniecki Keller

“Se ci amavamo davvero, allora chi dei due amava di più l’altro? Io o lei?

Cosa succede quando ci si accorge che la passione è sfiorita? Quando lo straniamento prende il posto del sentimento?

Hubert Klimko Dobrzaniecki ci impone di interrogarci perchè la vera letteratura ha il compito di scuoterci.

Nella pacata esistenza del protagonista di “Arrivò il tempo di staccare le teste”, pubblicato da Keller si insinua il dubbio e noi attraversiamo con lui le fasi di una lenta consapevolezza.

Per alleggerire la tensione un’altra storia si incunea nella narrazione.

Pagine di grande impatto poetico, a volte strazianti prendono forma, danno voce ad un figlio e in quel monologo silenzioso c’è un’infinita solitudine.

“Eri troppo orgogliosa per chiedere scusa. Non l’hai mai chiesto a nessuno, per te scusarsi non esisteva.”

“Sai, mamma, nella nostra memoria si fissano sempre le cose peggiori. I ricordi più dolorosi prendono il sopravvento su quelli piacevoli”.

Una scrittura che nella sincerità trova il suo spazio vitale, che affonda coltellate sulla carne viva pur mantenendo una scorrevolezza dialettica.

Ad ingombrare il presente l’alito pesante della guerra che entrerà nel romanzo cambiando le sorti e mutando i destini.

È ricorrente il tema del fallimento, non un’incidentale ma un sospetto che diventa macigno, insopportabile peso che invece di affossare apre nuove prospettive.

“Quanto è ipocrita la nostra cultura, gli animali sono veri e propri angeli in confronto a noi umani.”

La leggerezza di trasformare il testo in una spietata critica sociale è un valore aggiunto, il bisogno di coniugare privato e pubblico, di percorrere insieme al lettore la strada della saggezza.

Saper tessere contemponeamente più trame non é facile, si rischia di confondere il lettore, di disperdere la scrittura in rivoli poco veritieri.

Non succede con il nostro scrittore perchè la sua abilità va oltre il contesto narrativo.

Mostra più aspetti del nostro modo di vivere le relazioni, di essere figli e genitori.

Invita a non smettere mai di analizzare anche i più piccoli segni di inquietudine.