“Klara e il sole” Kazuo Ishiguro Einaudi Editore

 

Fin dalle prime pagine di “Klara e il sole” ci si chiede cosa voglia comunicarci Kazuo Ishiguro con questo romanzo surreale, visionario e bellissimo.

Una creatività dirompente che oltre a mostrare una struttura narrativa brillante e insolita riesce a scuotere profondamente.

Si è attraversati da emozioni contrastanti, si piange, si ride, si prova sconforto, gioia, rabbia, tenerezza.

L’autore riesce ad attraversare ogni sentimento e a farcelo percepire in tutta la sua energia.

Non è casuale il riferimento al Sole che dà nutrimento, è Origine che si riverbera nel Creato e cede con i suoi raggi linfa vitale.

Linfa che si trasforma in vita, movimento, interazione, incontro.

Chi è veramente Klara e quali simbologie rappresenta?

È un Amico Artificiale, possiamo immaginarne la fisicità ma non è un passaggio importante.

Vive in un negozio in compagnia di altri AA in attesa di un bambino che lo scelga e lo accolga in casa.

Dietro questa storia iniziale si sviluppa il tema della solitudine infantile, il vuoto affettivo, la mancanza di reali compagni di giochi.

Colpisce la sensibilità di questa strana creatura, il bisogno e la voglia di conoscere gli umani.

Parole struggenti di chi si muove disorientato in un mondo che gira vorticosamente lanciando messaggi da decifrare.

“A differenza di gran parte degli AA, a differenza di Rosa, avevo sempre desiderato vedere di più del fuori, e vederlo come si deve.”

La consapevolezza che esistono bambini tristi, che la rabbia può essere immotivata e furiosa, che si può avere paura di non essere gli ultimi modelli sul mercato.

Occhi innocenti che sanno meravigliarsi e intristirsi, curiosi sguardi che nel registrare gli eventi ne sanno cogliere quel sussurro lieve che si chiama pensiero.

Quando Josie la sceglie l’impatto con il reale si colora di toni che virano bruscamente e bisogna adattarsi.

Capire la malattia della bambina, l’ansia della madre, entrare nelle dinamiche familiari con leggerezza.

Saper essere ospite, donare senza chiedere nulla.

Offrire compagnia e amore nella consapevolezza che non ci sono certezze.

La cadenza letteraria crea un pathos sotterraneo, come un’aspettativa costante.

Se lo scrittore, attraverso un un canovaccio futurista, voleva inquadrare il nostro presente carente di riferimenti certi, ha centrato il bersaglio.

Certamente ci ha regalato non una ma più riflessioni su ciò che potremo diventare.

La prosa è un inno alla sacralità della parola che senza intoppi, senza incertezze, riesce a far sognare.