“Victoria” Knut Hamsun Lindau

 

Knut Hamsun, premio Nobel per la letteratura nel 1920, può essere definito lo scrittore degli amori impossibili.

Ripercorrendo le sue opere la distanza tra il sentimento e la sua  realizzazione è costante.

C’è sempre un impedimento, una prova mai superata.

In “Victoria”, pubblicato da Lindau, i due protagonisti, di diverse estrazioni economiche, sono logorati da convenzioni sociali, costretti a mettere a tacere i più intimi impulsi.

È come se lo scrittore volesse prendere le distanze dalla visione idilliaca che lui stesso descrive.

“Che cos’era l’amore? Un vento che sussurra tra le rose, no, una gialla fosforescente nel sangue”, un anemone che si schiude a un  soffio e muore solo se sfiorato”.

A questa imbastitura romantica si oppone la natura ribelle dell’autore.

Considerato “l’eterno girovago” nella scrittura mantiene lo spirito intraprendente e forse la trama è solo un aggancio per ritrovare quella sintonia con la Natura, quella necessità di esserne parte.

Le similitudini, gli scorci paesaggistici, le atmosfere rarefatte ricordano “Pan”, romanzo che ebbe molto successo.

Ogni libro ha però sfumature poetiche differenti, figure ben delineate, un linguaggio che nel dialogo mantiene compattezza e visioni oniriche di grande impatto estetico.

Di questo racconto breve resta il calco leggero di chi sa ricomporre fiabe riproponendo l’estasi di un Eden raggiungibile.