“Konfidenz” Ariel Dorfman Edizioni Clichy

Una stanza d’albergo in Francia.

Lo squillo del telefono e una voce sconosciuta attrae Barbara in un vortice di mezze verità, suggestive visioni, intrighi internazionali.

A svelarle la doppia vita dell’amante è Leon, figura dominante nella narrazione.

Si va delineando una rete di resistenza di esuli tedeschi.

È il giorno che determinerà una svolta nell’assetto geopolitico.

“In questo momento milioni di uomini su questo pianeta si stanno preparando a combattere una guerra in cui moriranno molti di loro, e le loro mogli e i loro figli e nipoti.”

Fin dalle prime battute “Konfidenz”, pubblicato da Edizioni Clichy, mostra i caratteri distintivi di un misterioso thriller.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare, il testo segue più direzioni e se sa rappresentare il profondo dolore dell’umanità alle soglie di una guerra mondiale, al contempo costruisce un doppio scenario che sfugge alla razionalità.

Esiste la donna dei sogni, quella che oggi notte sa indirizzare i tuoi passi?

Ci si può accontentare di un miraggio o è necessario esplorare l’inconscio?

“Penso che lei è intrappolata insieme a me, gemelli nello specchio infinito e quasi eterno dei nostri corpi.”

L’amore è la sublime evocazione di un mito, quel mito dove ognuno vorrebbe trovare riparo.

È la speculare conoscenza dell’Altra, il possesso mentale, l’incontro sulla strada di un immaginario comune.

Ariel Dorfman grazie ad una ingegnosa creatività introduce un terzo personaggio, una voce che dovrebbe essere regista indiscusso.

Un meta linguaggio che fa da argine alla complessa epifania letteraria.

Un contro canto o semplicemente la consapevolezza che non si può reinventare sè stessi senza pagarne le conseguenze.

Il romanzo è esplosivo, vulcanico, scenico.

Si entra nella dimensione onirica e al contempo si esplora uno dei piu tragici eventi del Novecento.

Ci si trova immersi nel perverso fiume della delazione.

Si assorbe la linfa vitale di una ipotetica rinascita nella certezza che ci sara un tempo “senza guerre o miseria o paura o campi di concentramento.”