“Lingua e essere” Kübra Gümüşay Fandango Libri

 

“Per la prima volta da quando vivevo all’estero e viaggiavo per il mondo, sentii il vuoto che si era creato.

Mi resi conto che mi mancavano le persone care: i miei genitori e i miei fratelli, i miei nonni, le zie e gli zii, le cugine e i cugini.

Gli anziani della comunità che tutte le volte mi abbracciavano stretta e mi raccontavano com’ero da bambina e quanto veloce fosse passato il tempo.

Tutte le persone che mi amavano, semplicemente.

Ero addolorata per la loro assenza.

Eppure, in fin dei conti, non erano assenti loro, lo ero io.

Io ero lontana, io vivevo in gurbet.”

Non sempre è facile tradurre una parola, restituire la profondità della sua entrinseca essenza.

“Lingua e essere”, pubblicato da Fandango Libri e tradotto da Lavinia Azzone, mostra quanto i limiti del nostro linguaggio siano gabbie che ci impediscono di allargare gli orizzonti.

“La lingua è allo stesso tempo ricca e povera, limitata e ampia, libera e carica di pregiudizi come lo sono gli esseri umani che la utilizzano.”

Può essere arma o strumento, reprimere l’atavico impulso a conoscere o aprire le porte verso spazi infiniti.

Un saggio che sa essere poetico quando evoca il passato nella terra d’origine.

L’arabo diventa trasmigrazione del cuore, ricordo che si fa struggente.

“L’arabo accompagna la mia vita.

L’ho percepito come lingua melodiosa, in grado di calmare e di placare.”

Kübra Gümüşay sperimenta la lingua come luogo che può accogliere o costruire muri.

Fa una spietata denuncia ad un mondo che vive di stereotipi, mostra quanto sia “ridicola presunzione” voler imporre la propria prospettiva.

Tanti i riferimenti psicologici e letterari necessari a creare uno stretto legame tra i tanti argomenti trattati.

C’è competenza e saggezza nella ricerca, una visione critica mai aggressiva insieme alla testimonianza di uomini e donne incontrati nel cammino.

“Solo quando tutti potranno parlare liberi indipendentemente dall’origine, dall’etnia, dal corpo, dalla religione, dalla sessualità, dal sesso, dalla nazionalità.

Solo allora tutti potremo essere.”