“La ballata del letto vuoto” William Wall Nutrimenti Editore

 

“L’italia di giorno, un cielo blu di peltro, luci sopra le case più in alto sulla collina, le foglie degli ulivi verde pallido, i muri color ocra, limone, caramello, turchese.”

“La ballata del letto vuoto”, pubblicato da Nutrimenti Editore e tradotto da Stefano Tettamanti, è attraversato da piccoli scorci di una bellezza inenarrabile.

Cartoline che spezzano con poesia la tensione narrativa e restituiscono le sfumature di colore della nostra terra.

Presenti anche i suoni che sembrano canti in cerca di ascoltatori.

Il frastuono delle onde, la violenza della tempesta, la musicalità del vento sono corollario di una storia appassionante, vivida, carica di segreti.

Kate, professoressa irlandese, scopre alla morte del marito verità molto scomode.

Un’amante e una montagna di debiti.

La rabbia si mescola al desiderio di non essere coinvolta in un crack economico che non le appartiene.

L’impulso di capire e la scelta di abitare nella casa dei due fedigrafi ne è la prova.

Arriva in Italia contratta, devastata.

Sarà la bellezza di Camogli, gli incontri casuali, l’impegno a voler imparare la lingua a darle la spinta per andare avanti.

William Wall scrive un romanzo di rielaborazione e di ricostruzione.

Se è vero che il percorso psicoanalitico è molto presente, è altrettanto evidente che si seguono traiettorie letterarie.

La costante presenza di Joyce non è casuale, è la “necessità di liberare la mente dalla schiavitù della propria mente.”

Interessante è il rapporto con il tempo che “ci dice ma noi non possiamo dire il tempo.”

Una condizione esistenziale che si riverbera nella consapevolezza della caducità dei giorni.

Sbalorditiva è la capacità dello scrittore di delineare la figura femminile con tratti e parole così veri e profondi.

La paternità e l’affettività di figlia giocano un ruolo determinante e si legano in maniera indissolubile alla rielaborazione della memoria.

Si analizza non solo la relazione filiale ma anche le zone d’ombra della famiglia.

È un modo onesto per comprendere il fascismo e la chiusura mentale di una generazione.

Emozionante, estremo e certamente capace di insegnarci a ricominciare.