“La carne” Cristò Neo Edizioni

“La carne”, pubblicato da Neo Edizioni, è rapprentazione del mondo che non riusciamo più a capire.

Non siamo capaci di interpretare i segni del deterioramento del desiderio.

Brancoliamo, zombie tra zombie, cerchiamo ricordi ma ci appaiono solo contorni sbiaditi.

A farci compagnia in questo viaggio visionario e al contempo lucidissimo è un uomo anziano.

Lo seguiamo provando ad entrare nella sua psiche.

“Loro hanno vissuto per me, lavorato, baciato, incontrato, pianto, amato, mangiato, corso, riso, lottato.

Lo hanno fatto al posto mio e mi hanno dato in cambio la loro stanchezza (io sono la cornice perfetta di una raccolta di racconti potenziali).”

Figura enigmatica, superstite di un’epoca in cui ancora tutto poteva succedere.

La sua solitudine è un lago ghiacciato dove scivolano storie inventate.

Cristò con una creatività che stupisce e disorienta costruisce un romanzo che cammina sul filo della distopia.

Una strana malattia, biglietti scritti nel sonno, teoria di ombre, mendicanti mentre “a nessuno importa più niente.”

È la fine della civiltà, la morte dell’etica.

O semplicemente è l’inizio di un cambiamento.

“Certe volte c’è qualcosa di nuovo da guardare, pezzi che ho sottovalutato per anni e che all’improvviso mi svelano una nuova lettura.”

Un invito a spezzare l’incantesimo dell’immobilità, a trovare le radici del male che sta devastando l’umanità.

Una scrittura cruda dove la metafora è costante, la visione un raggio che acceca.

La ripetitività di alcune frasi crea un eco, come una costante che rallenta gli eventi.

Viene in mente “Cecità” di Saramago per la qualità della scrittura nel narrare il tempo sospeso e apocalittico.

Al centro c’è l’uomo contemporaneo, marionetta o figurante nel teatro dell’assurdo.

“Hanno cancellato i nostri diritti, mercificato la nostra ribellione, comprato il nostro silenzio, catalogato la nostra unicità, umiliato il nostro lavoro, indebolito la nostra volontà.”

Un atto di accusa da leggere e rileggere, un libro intenso che non usa scorciatoie.

Estremo, ribelle, caustico.

Doloroso in alcuni passaggi ma capace di regalare “l’infinito corridoio di specchi contrapposti” che dovremo attraversare.