“La carta del tempo” Marcel Aymé L’Orma Editore

 

L’immaginazione di Marcel Aymé non ha limiti.

Riesce a creare storie surreali costruite alla perfezione dove ogni tassello aggiunge alla fantasia una credibilità che disorienta il lettore.

La sua è una provocazione letteraria, la prova che nel racconto come nella vita tanti imprevisti possono mutare il destino.

A differenza di Queneau, al quale spesso viene paragonato, ha una visione critica della società.

Coglie gli spigoli polverosi e nascosti dell’animo e lo fa mantenendo un discorrere ironico.

“La carta del tempo”, pubblicato da “L’Orma Editore”, non è un “esercizio di stile”, la parola si muove sciolta e la forma diaristica accentua una struttura narrativa aperta a più interpretazioni.

La voce narrante, Jules Flegmon, scopre che il governo “per far fronte alla carestia e ottimizzare il rendimento degli elementi industriosi della popolazione” toglie ogni mese alle “categorie” considerate inutili giorni di vita.

Il protagonista, essendo uno scrittore, è “destinato ad una vita incompleta”.

La trovata geniale dell’autore è l’invenzione di una morte temporanea e nella scelta delle modalità si percepisce un richiamo alla prosa di Perec.

Perché viene consegnata “la carta del tempo” e quali sentimenti scatena?

“L’egoismo umano non sarà mai abbastanza stigmatizzato.”

Emerge un attacco spietato alla società capitalistica che non ha pietà per i soggetti non produttivi e al contempo si fa strada un vizio purtroppo tragicamente attuale.

Non c’è considerazione e spazio per la Cultura, considerata sorellastra da tenere a distanza, pericolosa perché fa pensare.

“La distinzione tra tempo spaziale e tempo vissuto è soltanto una fantasia filosofica.”

Un romanzo metafisico e sociologico, distopico e capace di deformare il reale, paradossale e autentico.

Un invito a specchiarsi nella palude delle proprie reazioni di fronte all’imprevisto.

Se ne scopriranno delle belle.

 

 

Agenda Letteraria del 30 marzo 2020

 

“5 luglio. Incontrato Elisa. Ahimè! Tutto è perduto e non ho niente da sperare.

Del resto non ha dubitato della veridicità del mio racconto. Può anche darsi che quell’evocazione l’abbia commossa, ma senza risvegliare in lei alcun sentimento di tenerezza o simpatia.

Mi è sembrato di capire che nutra un qualche sentimento per Maleffroi. In ogni caso la mia eloquenza è stata inutile.

La scintilla che è scoccata tra noi due, la sera del 31 giugno, era solo un caso, un ghiribizzo del momento.

Dopo tutto questo, che non mi si venga a parlare di affinità tra anime! Soffro come un dannato.

Spero di ricavare dalla mia sofferenza un libro che si venderà bene.”

 

Marcel Aymé  “La carta del tempo” L’Orma Editore