“La felicità degli altri” Carmen Pellegrino La Nave di Teseo

 

“Farsene qualcosa delle ombre, senza più riscacciarle, è quanto ho dovuto imparare.”

“La felicità degli altri”, pubblicato da La Nave di Teseo, è storia di madri che non sanno amare, di figli abbandonati, di miti che diventano reali.

Cloe nel viaggio impietoso nel nucleo profondo del dolore di bambina vuole uscire dalle nebbie di una sofferenza cristallizzata.

“La verità è che ho conosciuto troppa vergogna per poter sostare a lungo nei miei panni e troppe cose sono accadute per riuscire a fermarmi in una città, a stabilirmi in una casa oltre un certo tempo.”

Il Generale, il professor T, Angela: figure nitide pronte a reggere il peso di un vuoto insopportabile.

I luoghi, gli incontri, gli amori sbagliati portano verso una catarsi necessaria.

Si può assolvere la donna che ti ha partorito?

Come accettare la scomparsa del fratello?

Quali steccati abbattere prima di accettare la Verità, diluire la nebbia dei ricordi, imparare a volersi bene?

Carmen Pellegrino scrive un romanzo che rifacendosi alla tragedia greca riscrive le parti assegnate ai figli.

Restituisce alle donne il diritto di perdersi nelle paludi della dispercezione del sè, di stracciarsi le vesti cercando un’espiazione che nessuno potrà concedere.

Alterna introspezione a meditazioni filosofiche.

Riempie gli spazi di fantasmi, li insegue sapendo che sono fatti di nulla.

Scende negli abissi del Caos primordiale, prova a comporre le forme dell’amore.

Racconta la disarmonia del corpo che è abitato dalla paura della solitudine.

“Il varco.

Il nuovo inizio.

Parole delicate, incantatorie, piene di luce.”

Nella lotta dell’anima che non sa più accettarsi c’è la storia di tutti noi, “viandanti nell’oscurità”.

Tornare ad essere bambini, evocare la tenerezza di un corpo indifeso.

Imparare a danzare, ad essere leggeri, a comprendere che “alla famiglia come destino abbiamo preferito la famiglia come scelta.”

Un messaggio forte da accogliere come dono nella certezza che restano a proteggerci coloro abbiamo amato.

Nella poetica della memoria l’autrice mantiene eleganza e stile, nella scelta dei versi citati  regala assonanze con il proprio patrimonio letterario.

Certamente “le parole sono intenzioni.”

Al lettore il piacere di scoprirle.