“La felicità del lupo” Paolo Cognetti Einaudi Editore

 

Se “Le otto montagne”, vincitore del Premio Strega e Premio Strega giovani 2017, ci aveva stregati con la purezza dei paesaggi e del giovane Pietro, “La felicità del lupo”, pubblicata da Einaudi Editore, è un’opera sublime.

Le atmosfere rarefatte, i suoni e colori della montagna, il respiro degli alberi regalano tanta pace.

Leggendo si perde il contatto con il reale e ci si trova a Fontana Fredda in compagnia di Fausto, quarantenne milanese che, dopo una sconfitta sentimentale, cerca di ritrovare sé stesso.

Trova lavoro come cuoco nel ristorante di Babette, che accoglie montanari e sciatori.

Un luogo dove è forte il senso di comunità e dove si respira la semplicità del vivere.

Era una bella ora, quella tra le otto e le nove, quando gli sciatori non erano ancora arrivati e da Babette passavano i vecchi di Fontana Fredda, e si parlava di fieno e di latte, di scorte di legna, della neve di una volta che arrivava ai balconi.”

L’incontro con Silvia scatena un sentimento che nella gestualità rallentata e tenera esplora l’amore spontaneo, fatto di parole e carezze.

Si ha la sensazione che il creato racconti la sua storia mentre la neve purifica i pensieri.

Tutto è luce anche quando la nebbia gioca a nascondere i contorni e a sfocare in immagini confuse volti, alberi, certezze.

Paolo Cognetti scrive un romanzo meraviglioso dove forte è il contrasto tra i panorami e l’animo dei personaggi.

Ognuno è combattuto tra il desiderio e l’incertezza e in questa asimmetria mentale fluiscono le riflessioni e le domande.

Quale strada intraprendere? Cosa significa immaginare un futuro?

“Spesso ci vuole più coraggio a restare che ad andarsene.”

Un interrogativo che pervade le nostre coscienze, invitandoci a raggiungere il monte Rosa, simbolo di quell’altezza necessaria per sentirsi liberi.

La scrittura incede come linfa vitale, si fa poetica e musicale, offre consolazione.

“Qualcosa scompare e qualcos’altro prenderà il suo posto..

Così va il mondo, sai?

Siamo noi che abbiamo sempre nostalgia di quello che c’era prima.”

Mi piace pensare che lo scrittore abbia pensato ad un finale aperto dove tutto può accedere per invitarci a confrontarci con quella parte di noi, rannicchiata e impaurita.

È tempo di scegliere e questa splendida prova letteraria è un perfetto trampolino di lancio.

Un libro da rileggere perché sa raccontare le stagioni dell’esistenza con quella pacatezza che solo i Maestri sanno regalare.