“La figlia unica” Guadalupe Nettel La Nuova Frontiera

 

 

“Quando si è giovani è facile avere ideali e vivere in accordo con essi.

La parte complicata è mantenere la coerenza nel tempo, nonostante le sfide che la vita ci impone.”

Tre donne, rappresentazioni di esistenze  che finalmente rallentano e provano a comprendere.

Alina con la sua Inés e il terrore di non reggere la disabilità.

Doris stremata dal piccolo Nicolás che ricalca le gestualità violente del padre.

Laura, voce narrante di “La figlia unica”, pubblicato da La Nuova Frontiera, che nella scelta di non procreare mostra lucidità e coraggio.

Guadalupe Nettel travolge con una trama tagliente, dolorosa, limpida.

Rilegge la maternità da più angolazioni, mostra le conflittualità e i timori.

Racconta il legame ancestrale liberandolo dai sentimentalismi.

Mostra fragilità, cedimenti, dubbi.

“La vita quotidiana è disseminata di casi e di accidenti che non nota quasi nessuno.”

L’autrice mostra l’animo dei suoi personaggi, fa emergere la rabbia, il senso di inadeguatezza.

Illumina “l’amore abissale, aggrappato ad una speranza fragile come un filo d’erba”.

Commuove quando racconta la solidarietà tra donne, il bisogno di aggrapparsi l’una all’altra.

Un romanzo sulla resistenza e il coraggio, sui piccoli passi per uscire dalla prigione della mente.

Un inno alla relazione che si costruisce insieme dividendo sulle spalle pesi e responsabilità.

“La vita di ogni essere è effimera come una bolla d’acqua”.

Nella vita che ci è concessa accettiamo la sfida e l’incertezza, proviamo ad essere madri non solo biologiche.

Stringiamo mani, coltiviamo i sentimenti, sorridiamo e corriamo, certi che ogni esperienza ci aiuta a capire chi siamo.