“La figurante” Pauline Klein Carbonio Editore

“Mi sono spesso domandata quali condizioni debbano sussistere per farci architettare le svolte della nostra vita.

E quanto si affanniamo perché gli avvenimenti della nostra vita siano qualcosa che si può raccontare.

Fare una vita.

E non essere in fin dei conti molto più che se stessi.

Con qualche scarto da noi elaborato al meglio per renderci più smaglianti.

Sforzarsi di rendere la propria esistenza una buona storia.”

Camille, protagonista di “La figurante”, pubblicato da Carbonio Editore e tradotto da Lisa Ginzburg, cerca disperatamente di creare un personaggio che le permetta di ecclissarsi.

Vittima di una madre single che ha scandito l’infanzia con “buoni consigli”, la giovane si destreggia tra essere e apparire.

In questa lotta impari è più facile cedere alla tentazione di costruirsi un’identità da raccontare a sè stessa e agli altri.

Il ritorno a Parigi dopo l’esperienza americana è la conferma che esistono solo maschere, illusorie macchiette di una società che si muove nel teatro dell’assurdo.

Pauline Klein costruisce una trama movimentata e spiazzando il lettore crea aspettativa.

Le avventure di Camille servono a tracciare la solitudine e l’impazienza, la voglia di conoscere e la paura di mostrarsi.

La mitezza che la contraddistingue è rassicurante e anche quando si sfiora il limite tra Bene e Male non c’è malizia.

Si assecondano gli eventi e la struttura narrativa ha tinte forti che si avvicinano alla tragedia.

Arriva sempre il punto di rottura, il momento in cui si deve scegliere.

Uscire allo scoperto ed accettarsi o continuare a fuggire nascondendosi.

“La vita consiste nel valutare attentamente una messa in scena in cui sia bello progredire, con personaggi vicino ai quali vivere sia più o meno piacevole.”

Nel finale ci sentiamo liberi e felici, la scrittrice ha reso possibile il miracolo.

Svolazza in cielo finalmente una farfalla.