“Dio della mia giovinezza” Angelo Manfredi La Nave di Teseo

 

“Questo incrocio di strade

L’unico posto dove fermarci

Per poter parlare

Che ho trovate per vederti.”

L’intensità di versi che delimitano paesaggi, costruiscono parallelismi, si muovono negli spazi sconnessi del presente.

Luoghi periferici e distanti, strade in salita, luci intermittenti.

“Sento il tuo peso che sfugge.

Già ora ci sei e sei altrove.

Tu mi hai sedotto

E io mi sono lasciato sedurre

Ti ho lasciato fare.”

Segmenti scomposti che si ritrovano nella poetica della memoria.

Leggere “Dio della mia giovinezza”, pubblicato da La Nave di Teseo, significa sfogliare un album di frammenti.

Tra prosa e poesia cesellano “ore nascoste”, giovinezze perdute, amori scomparsi.

È come se ci si trovasse di passaggio in una terra che offre l’inconsueto.

Originali origami dai colori contrastanti.

Non c’è un unico filo che dall’inizio conduce alla fine.

Si è sballottati tra visioni e sogni, flashback e rimandi.

Il disordine che cerca un ordine mentale, la fuga non concessa, il tormento di una pena antica.

Scomparire nell’immateriale fonte del rimpianto, riproporsi nella ricerca di una fede che sia pura.

Nel delirio del dire il torrente impazzito di fonemi ha il suono glaciale di un contatto dimenticato.

“Purgatorio è una preghiera detta in modo meccanico

Che dura e che svanisce.

Ripetuta molte volte

Poter sentire la tua voce.”

Dall’esterno all’interno, dal fuori al dentro inseguendo sagome che si frantumano come nuvole all’arrivo del sole.

Essere Ulisse e solcare terre sconosciute, improvvisare giochi stilistici, comporre haiku, scrivere testi teatrali, aggiungere foto.

È la vertigine della difforme strategia letteraria, la manipolazione della realtà.

Angelo Manfredi è una scoperta, una voce che si distingue per la creatività folgorante.

Frasi sincopate, lunghe riflessioni si alternano dando al lettore la sensazione di libertà.

Nello scoramento delle allitterazioni visive luci che danno speranza.

“Sempre vento dal mare

Senti i gabbiani

Gli anni passeranno leggeri

Tanto puro è il mio amore.”

“Tuamore” Crocifisso Dentello La Nave di Teseo

 

“Ho l’impressione che il mio stesso lutto non mi appartenga, che sia agli occhi degli altri una zattera anonima che fluttua su un fiume, destinata come milioni di altre a raggiungere la sponda opposta.

Per quanto mi affanni a renderlo unico, ad imprimergli una griffe, il resto del mondo non vede che la copia di una copia.”

Crocifisso Dentello riesce a sublimare il dolore, dandogli volto e nome.

Non un anonimo sentimento, ma qualcosa che è appartenenza.

Un processo psicologico sottile, necessario se si vuole imparare a riprendere il cammino.

Non ci sarà più la madre, scomparsa troppo presto; restano tracce indelebili, gesti, parole, mimica che nessuno potrà cancellare.

Ricordi di quella quotidianità che è complicità, sintonia, sperimentazione delle diversità.

Melina è luce che si propaga, sorriso di chi sa affrontare le difficoltà, determinazione e coraggio.

Roccia alla quale aggrapparsi, riparo certo nelle tempeste del cuore.

A lei è dedicato “Tuamore”, pubblicato da La Nave di Teseo.

Lettera postuma, evocazione, elegia che sconfigge la morte.

Differente dalle opere precedenti dell’autore, è sincera riappropriazione del sè.

Di quella parte fragile e ferita.

Il linguaggio non è artefatto, generico, banale.

Riesce a restituire il vissuto con dolcezza, vibra di percezioni, scava nel profondo.

La scrittura è strumento di rinascita, pietra da rimettere in piedi, cammino da percorrere.

“La vocazione letteraria me la sono cullata dentro più per riscattare il tuo destino che il mio.

Scrivere era renderti giustizia, ripagarti di una vita di niente.

Scrivere è stato un tentativo di essere figlio fino in fondo.”

Scorci della Sicilia d’altri tempi, rappresentazione di un’epoca che con troppa leggerezza tendiamo a dimenticare.

La migrazione e le umiliazioni, le solitudini, le gravidanze e le fatiche.

“La tua filosofia di vita è sempre stata una sola: mai prendersi sul serio e mai prendere nulla sul serio.

Avevi intuito che non esiste altro antidoto per non soccombere alle tante coltellate che la vita ti riserva.”

Un omaggio a tutte coloro che hanno dovuto abbandonare i loro sogni e ci sono state per tutti.

La testimonianza di un amore eterno.

 

 

 

“Disgraced” Ayad Akhatar La Nave di Teseo

 

Ayad Akhatar, vincitore del Premio Pulitzer, ha la capacità di raccontare con lucidità e ironia il nostro presente.

Nelle sue opere fondamentale è l’effetto scenico, l’equilibrio nei fitti dialoghi, la descrizione del contesto.

La sua letteratura sa mescolarsi con la drammaturgia, riuscendo a realizzare testi vivaci, ironici e al contempo folgoranti.

Scava nelle contraddizioni di un’America multietinica non ancora pronta a fare il salto di qualità nell’accettare la diversità.

“Disgraced”, pubblicato da La Nave di Teseo e curato da Jacopo Gassman, è un’opera teatrale in quattro scene.

“Luci in assolvenza.

Soffitti alti, parquet.

Pareti incorniciate e vari elementi decorativi.

In fondo alla scena, un tavolo di pranzo.

Dietro di esso, una porta a battente che conduce alla cucina.”

Un modulo abitativo che si sviluppa in maniera tridimensionale prepara il lettore ad una scrittura molto visiva.

Sembra una scansione fugace ma dietro ad ogni frase si va delineando la trama.

Amir è un affermato avvocato pakistano, trapiantato in America.

È riuscito ad inserirsi nella societa che lo accoglie scrollandosi di dosso i panni del migrante.

La cesura con il mondo islamico è stata necessaria, il taglio con un cordone ombelicale pronto a soffocare.

La moglie, artista bianca e cristiana, vorrebbe fare da ponte tra le due culture ma trova muri invalicabili.

La vita come sempre è imprevedibile e il nostro personaggio dovrà fare i conti con il passato.

Non ci sono complicati voli pindarici che indirizzano verso una lettura psicoanalitica.

Ci troviamo di fronte all’uomo e alle sue radici.

“Durante il Rinascimento ci siamo allontanati da qualcosa di piu grande di noi.

Abbiamo messo l’individuo al centro dell’universo e creato il culto dell’io.”

Da un lato l’Occidente, dall’altro l’Oriente e la sottomissione.

Un’analisi spietata, lucida, impietosa.

Come dice lo scrittore: “la lettura che dai di questo testo ti insegna molto su te stesso.”

Molto interessante l’intervista all’autore che permette di accedere a più chiavi di lettura.

“Preghiera per i vivi” Ben Okri La Nave di Teseo

 

“Entrammo nella città al tramonto.

Andammo di casa in casa.

I tetti erano in gran parte sfondati, le pareti crollate.

Era tutto fatiscente e abbandonato.

La città fremeva di morte.

Il mondo era la perfezione del caos.

Contrabbandieri d’armi si cibavano di desolazione.

Era come ce l’aspettavamo.”

La realtà è una coltre che annebbia la vista ed esaspera l’animo.

È devastazione dei luoghi e dei cuori.

È violenza che non conosce tregua.

È guerra infinita.

Cancelli rotti e la distesa rovente del deserto.

In questo “mondo senza pietà, senza amore”, “Preghiera per i vivi”, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto da Elena Malanga, è luce e speranza.

È creatività che entra a purificare e a cancellare le storture e le ingiustizie.

È scrittura che sa cambiare registro stilistico, sa essere suadente, ipnotica, immaginifica.

Mostra un’alternativa letteraria, apre le stanze della fantasia, inventa, crea, racconta la menzogna, mostra il vacuo e illusorio potere degli specchi.

Ben Okri è uno dei più illustri poeti e romanzieri della letteratura africana in lingua inglese.

Nato in Nigeria ha vissuto l’infanzia in Inghilterra ma tornato nella sua terra d’origine ne ha conosciuto i tormenti.

La guerra civile è stata una ferita indimenticabile e leggere questi suoi splendidi racconti significa comprendere quanto sia riuscito a regalare a noi lettori.

Nella sua impostazione narrativa evidente l’influenza di Shakespeare, quella capacità di modulare commedia e tragedia.

Dal mistero svelato alla rivelazione di un approccio terapeutico alla lettura, da personaggi reali a fantasiose rappresentazioni oniriche.

Vincitore del Booker Prize, l’autore scatena in noi i più disparati sentimenti.

Domina quel senso di libertà intellettuale costruito con fatica e impegno.

Ventitrè itinerari per ritrovare la voglia di credere nella potenza di un buon racconto.

 

“Annientare” Michel Houellebecq La Nave di Teseo

 

“Attraverso le grandi vetrate che circondavano la stanza su tre lati, si godeva di una vista splendida: le arcate della sopraelevata erano illuminate, e il traffico sul quai d’Austerlitz era ancora intenso; le acque della Senna, tinte di un giallo dorato dell’illuminazione urbana, sciabordavano tra i piloni del Pont de Bercy.”

Parigi misteriosa e inafferrabile, simbolo di uno sfarzo solo apparente, città di luci e ombre, cartolina poetica e al tempo stesso inaffidabile.

“Annientare”, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto brillantemente da Milena Zemira Ciccimarra, è opera immensa costruita ad arte sui contrasti e sulle dissonanze.

Ambientato nel 2027 non può essere classificato come romanzo futuribile, la sua attualità è palese in ogni passaggio, nella visione apocalittica di un presente tutto da decifrare.

Gli attacchi terroristici di matrice ignota creano una cappa pesante, diventano metafora di un Universo che brancola nel buio.

Strani messaggi e figure geometriche mostrano l’altra faccia della tecnologia, sempre meno aderente ad una idea di socialità.

In questa atmosfera inquinata Paul sarà nostro compagno.

Consigliere del ministro dell’Economia, Bruno Juge, altra figura chiave nello sviluppo della narrazione.

Si preparano le presidenziali ed assistiamo divertiti ai giochi di potere vecchi e nuovi, alle scaramucce, alla ridicola pantomima mediatica.

Avviso che appena si inizierà la lettura sarà difficile staccarsi dalle 743 pagine che come una calamita attraggono in un vortice di sensazioni.

Rispetto alle opere precedenti Michel Houellebecq mostra un nuovo aspetto letterario.

Non manca il sarcasmo e il feroce attacco ad un potere scollato dai bisogni del popolo, ma l’attenzione è puntata sulla sperimentazione antropologica e affettiva.

Il bisogno di entrare nel cuore e nella mente dei personaggi traccia una fase introspettiva molto accentuata.

La malattia del padre del protagonista suggella pagine di una bellezza sublime.

Quel corpo amato e odiato, ormai inerme, rappresenta la violenza del tempo che passa impietoso e si percepisce una malinconia sottesa, un senso di spaesamento che ci avvicina allo scrittore.

Sentiamo che sta parlando ad ognuno di noi e tra le righe troveremo non risposte ma infiniti interrogativi.

E sono questi dubbi che aprono una strada alla letteratura contemporanea.

Analizzato con lucidità il rapporto di coppia, lo sfacelo di silenzi e incomprensioni.

Bellissimo l’alito di speranza nella ricostruzione di amori finiti e di illusioni infrante.

La famiglia con le sue controversie è fulcro di una ricerca del senso delle relazioni.

Sono rappresentati tutti i modelli umani con una nettezza, una profondità di sguardo che stupisce.

“Si può disprezzare, e perfino odiare, la propria generazione e la propria epoca, ma piaccia o non piaccia vi si appartiene, e si agisce in maniera conforme alle sue idee”

Un finale mozzafiato per una storia eccellente!!

 

Angolo Poetico tratto da “Il libro della follia” Anne Sexton La Nave di Teseo

 

 

“La donna fa il bagno al suo cuore.

Le è stato strappato

e siccome è bruciato

come atto estremo

lo risciacqua nel fiume.

Questo è il mercato della morte.

America, dove sono le tue credenziali?”

 

“Sopra muri di pietra e fienili

miglia lontano dalle asteracee

sopra tende da circo

e razzi lunari tu

fuggi via, via.

Tu che mi hai abitato

nei luoghi più profondi e più rotti

tu fuggi via, via.”

 

“Non ho paura.

Mi annoio:

mi annoio della festa,

della gente,

di me stessa.

Oppure ho usato la parola paura

perché ho paura.

Sono spaventata.”

“Sulla riva del mare” Abdulrazak Gurnah La Nave di Teseo

 

“Sono un rifugiato, uno che cerca asilo.

Queste non sono parole facili, anche se l’abitudine di sentirle le fa sembrare tali.

Sono arrivato all’aeroporto di Gatwick nel tardo pomeriggio del 23 novembre dell’anno scorso.

È una piccola emozione ben nota, nelle nostre storie, lasciare ciò che conosciamo e arrivare in posti strani, trascinando piccoli bagagli affastellati e nascondendo ambizioni segrete e represse.

Per alcuni, come per me, è stato il primo volo e il primo arrivo in un luogo monumentale come un aeroporto, anche se ho viaggiato per terra e per mare, e con l’immaginazione.”

Saleh Omar, mercante in mobili di Zanzibar, è costretto ad emigrare in Inghilterra.

Sembra una storia come tante ma non lo è perché Abdulrazak Gurnah va oltre la condizione del singolo.

Il suo è un affresco dedicato ai tantissimi che esuli cercano in altre terre, in altri suoli di integrarsi.

Non è casuale che il protagonista per un intoppo nella richiesta di asilo politico dovrà fare i conti con un suo connazionale.

In questo incontro si sviluppano e si intrecciano due destini all’apparenza molto distanti.

Scopriremo cosa li accomuna, quanto entrambi abbiano pagato e come la memoria lasci tracce indelebili.

“Una volta ho vissuto un’altra vita da un’altra parte, ma adesso è finita.

Ma so che la vecchia vita formicola e pulsa con volgare salute dietro di me e davanti a me. Ho il tempo sulle mani, sono nelle mani del tempo, per cui potrei anche render conto di me. Prima o poi ci tocca farlo.

Vivo in una piccola città sulla riva del mare, come ho sempre fatto, anche se ho trascorso la maggior parte della mia vita sulla riva di un caldo oceano verde, molto lontano da qui. Adesso vivo la mezza vita di uno straniero, spio nelle case attraverso lo schermo televisivo e immagino le continue paure che affliggono le persone che incontro durante le mie passeggiate.”

Chi sono gli altri? Come si muovono nella città tentacolare?

Si può sopravvivere sradicati, frutti non graditi, rami secchi di un albero che si accartoccia su sè stesso?

Lo scrittore, Premio Nobel 2021 per la Letteratura, ha una prosa che attraversa il dolore e il rimpianto.

Leale nella evocazione storica mette al centro sempre la ricerca di un’umanità che non si chiude al diverso.

Le parole sono infuocate da infiniti incendi emotivi, offrono una visione intransigente sugli effetti del colonialismo.

Mostra il nulla che circonda chi non sa più percepire “il gioco delle voci” mentre le macerie fisiche e psichiche diventano montagne difficili da scalare.

Un romanzo meraviglioso che ci insegna che “non è immorale volere una vita migliore e più sicura.”

“Disegni” Edward Carey La Nave di Teseo

 

“Disegno sempre.

Adoro disegnare.

Il disegno è una fuga e un modo per calmarmi.

È un modo di pensare.

Alla matita ti consegni.”

Edward Carey, scrittore, drammaturgo e illustratore inglese, ci regala un testo in cui parola e immagine trovano un connubio perfetto.

“Disegni” è il racconto di un periodo che non potremo facilmente dimenticare.

La pandemia ci ha segnato profondamente, costringendoci all’isolamento.

Ha creato un vuoto che si è amplificato con gravi conseguenze.

Uno squilibrio tra ciò che siamo e ciò che possiamo esprimere.

In questa tragica fase nasce questa meravigliosa esperienza sensoriale, perché, credetemi, coinvolge ogni parte del nostro corpo.

Un disegno al giorno lanciato sul web come una canzone o un verso che cerca di raggiungere e frantumare la solitudine.

Volti di personaggi noti e meno noti, una carrellata di figure letterarie e la consapevolezza di sfogliare un’antologia.

Tratti decisi, marcati, un bianco e nero sufficiente a creare ombreggiature.

Espressività degli occhi, attenzione all’ampiezza della fronte, curvature che si mescolano a linee rette.

“Un disegno al giorno è una piccola fuga, un saluto, un modo per segnare il tempo come le tacche che i prigionieri fanno sui muri della cella.”

Si percepisce il bisogno di fermare l’attimo, di rallentare il tempo.

Scomporre le ore, produrre e provare a non pensare ad domani.

Potrebbe essere un’interpretazione anche se si è spinti a concedersi una tragua, a studiare le forme lasciando libera la mente.

I personaggi del mito e del folklore, i poeti e gli scienziati, Amleto e il rivoltoso sconosciuto di Piazza Tienanmen, statue rovesciate e bandiere.

“Facce di una storia che ci appartiene.”

Riappropriarsi del passato per eludere la morte, imprimere sulla carta varie identità, raccontare cosa è vita.

Anche oltre la perdita resta il ricordo e l’illustrazione diventa cartolina, viva e palpitante memoria.

Divertenti e tantissimi gli animali, la riproduzione di una originale Arca di Noè.

In questa metafora si concentra il messaggio.

Possiamo salvarci, possiamo sperare.

Lo sguardo pensoso di Hannah Arendt, quello sornione di Italo Calvino, quello interrogativo di Oscar Wilde: una rilettura del pensiero dell’umanità.

Esperienza intensa da non perdere e “il ragazzo determinato”, primo e ultimo, ad insegnarci che le battaglie si affrontano senza spegnere la mente.

 

“Un altro presente” Yanis Varoufakis La Nave di Teseo

 

“Sei una rotella nell’ingranaggio di un processo produttivo che dipende da quello che fai e che pensi, impedendoti al tempo stesso di essere altro che il suo prodotto.

Significa la fine della sovranità individuale, la conversione di tutto il valore esperienziale in valore di scambio, la disfatta definitiva dell’autonomia.”

Yanis Varoufakis oltre ad essere un economista è stato ministro delle Finanze in Grecia e conosce bene le dinamiche e gli intrallazzi della politica economica internazionale.

Mette a disposizione la sua competenza in un romanzo strepitoso e certamente innovativo.

“”Un altro presente”, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto da Andrea Silvestri, si compone di strategie distopiche pur non perdendo di vista la realtà.

Due gli itinerari narrativi: il primo ambientato nel futuro e l’altro collocato nel nostro presente.

All’autore interessa far riflettere, scuotere le coscienze, invitare a non rimanere incastrati in un ingranaggio micidiale.

I suoi personaggi lottano contro il sistema non solo con il dissenso.

Sanno che per sconfiggere il nemico devono anticipare le sue mosse.

Ed ecco che viene ideata una modalità per entrare in un universo parallelo, dove finalmente viene sconfitto il capitalismo.

Il lettore viene risucchiato in una spirale di trovate futuriste costruite con intelligenza.

Perde il senso del tempo, si diverte ad osservare e ad essere protagonista di un mondo al contrario dove vige la giustizia sociale.

Dove bisogna trovare l’unità con l’altro proprio Io.

Man mano che si va avanti nella trama molto avvincente ci si accorge che i pilastri che reggono la struttura narrativa non sono fantascientifici.

Nascono e sono ideati seguendo un serio criterio scientifico, mostrano le falle di una società che ha un unico dio: il denaro.

Esiste una alternativa?

È questa la grandiosa potenza del testo: mostrarci nuove strategie che certamente non svelerò.

Un libro educativo, la testimonianza di chi crede in un futuro solidale.

Splendida la figura di Iris, marxista, femminista, ribelle.

Da tenere a mente e non dimenticare il suo motto.

“Una buona causa non può mai essere una causa persa.”

 

“Smarrimento” Richard Powers La Nave di Teseo

 

“Coloro che contemplano la bellezza della terra

Trovano riserve di forze  che durano

Fintanto che dura la vita”

Le parole di Rachel Carson, scelte come esergo di “Smarrimento”, pubblicato da La Nave di Teseo e tradotto da Licia Vighi, scavano nel lettore una voragine.

Lo mettono di fronte ad una realtà altra e lo preparano ad accogliere con la mente e con lo spirito il profondo messaggio del romanzo.

Tante le similitudini con “Il sussurro del mondo”, vincitore del Premio Pulitzer 2019 per la narrativa.

Quel potere taumaturgico della Natura, quell’incontro che si fa afflato di esisistenze torna e si dilata in una visione che comprende l’Universo intero.

Come con “Canone del desiderio” la scienza diventa forza motrice di un ingranaggio perfetto.

Richard Powers ancora una volta riesce ad abbagliare mostrando un mondo trasparente e vulnerabile, delicato e impalpabile.

L’indefinito diventa visibile se abbiamo il piacere di seguirlo senza porci domande.

Come il piccolo Robin dobbiamo affidarci e fidarci.

Ci ritroviamo nella sua fragilità, nella difficoltà ad esplorare il dolore.

La perdita della madre è sconfitta delle certezze, mancanza di approdo certo.

Non è solo la nostalgia a dilaniarlo, la domanda fondamentale è ben più complessa.

Cosa si nasconde dietro la morte e come questo mistero può essere letto attraverso la conoscenza?

Dalla società il ragazzino viene considerato malato e si cercano strane patologie per ridurlo ad una casella senza senso.

Il padre è un astrobiologo e intuisce che il figlio ha il cuore trafitto.

Bisogna insegnargli la strada per riorientare i pensieri verso una emotività innovativa.

Non più una chiusura ma un’apertura verso tutto ciò che non è comprensibile.

È importante esserci senza invadere il percorso di crescita e di cambiamento.

Pagine struggenti si alternano a visioni cariche di colori.

È il Cosmo e la sua meravigliosa, scia che raggiunge i due, li abbraccia, li consola, li avvicina a colei che non c’è più.

Un romanzo che commuove e scuote, composto da una sinfonia di note che arrivano al cielo.

E mentre le stelle ricamano il cielo resta la certezza che bisogna imparare a confrontarsi con la morte in modo nuovo.

Entrare in contatto con la memoria, rendere ogni ricordo un grande dono e credere che la Parola sia balsamo e conquista.

Forte è l’impegno sociale che trapela palesemente ed invita a prendersi cura di ciò che ci circonda.

Mi piace rileggere “De rerum natura” di Lucrezio.

“Bisogna dunque ammettere che in egual modo il cielo e la terra e il sole, la luna e il mare e ogni cosa che esiste, non siano unici ma anzi in numero innumerevole.”