“Amo la vita” Lorrie Moore La Nave di Teseo

 

Lorrie Moore riesce a mostrare l’angolo buio dell’esistenza.

Con una prosa fluida e senza intoppi metaletterari mette in scena il paradosso.

I racconti contenuti in “Amo la vita”, pubblicati da “La Nave di Teseo”, nella diversità della trama, sempre molto articolata, bucano la bolla dell’inquietudine.

La evidenziano con un sarcasmo gioioso.

Si assiste ad un crescendo ironico che nasconde una vena di amarezza.

“Si sceglie l’amore come un credo, una fede, un posto, una scatola sulle cui pareti il cuore possa bussare come un fantasma.”

Un sentimento sfuggente, quasi irraggiungibile.

Una contorsione affettiva che si sgonfia lentamente e nell’epilogo mostra non il fallimento ma la consapevolezza della fragilità.

Maria con i suoi ragazzi Numero Uno e Numero Due oscilla tra due emozioni contrastanti, certa che entrambe non riempiono il suo bisogno di progettualità.

Harry ossessionato dalla stesura di una commedia che è una rivincita all’incapacità di relazionarsi con gli altri.

“Cominciò a preferire le telefonate agli incontri di persona, ad apprezzare l’incorporeità, tanto da evitare sempre più spesso le occasioni mondane.”

Jane che si aggrappa alle piccole cose e costruisce uno scudo protettivo per salvarle dalle insidie del mondo.

Zoë lucida, tagliente, ribelle.

“Dovevi essere Heidi.

Heidi non si lamentava.”

Il libro mette in luce quel conformismo che impedisce di splendere.

Dilata le crepe della convivenza, esplora le insoddisfazioni.

“Si sentiva una persona a cui era affezionata, una vecchia amica futura di sè stessa, ancora inconsumata e da qualche parte all’orizzonte, come una luce che si muove.”

Il trionfo dell’Io che sa trovare sempre vie d’uscita anche se sembrano grottesche.

Sullo sfondo l’America provocaria e scostante, amante infedele, evanescente e invadente.

“Riconoscersi e tornare al dove cui appartieni.”

Imparare ad accettarsi e sorridere delle tante ossessioni che ci rendono unici.

Incipit “Il teatro dei sogni” Andrea De Carlo La Nave di Teseo

 

 

“Se Veronica Del Muciaro dovesse dire qual è la sua paura più grande, direbbe senz’altro quella di perdere il momento.

Fino a più o meno venticinque anni è riuscita a perderne milioni, di momenti:

saltati fuori dal nulla senza il minimo preavviso e schizzati via senza che lei neanche riuscisse a capire cosa fossero, figuriamoci agguantarli in tempo.”

“Diario di una talpa” Paola Mastrocola La nave di Teseo

“Quali effetti devastanti hanno prodotto questi mesi di allarmismo e paura, e le immagini, le migliaia di immagini spaventevoli con cui ci hanno bombardato?

Come usciremo, non dalle nostre tane, non dal virus, ma dalla paura di ogni contatto fisico, di ogni saluto per la strada?”

“Diario di una talpa”, pubblicato nella Collana “Oceani” da “La nave di Teseo”, ci appartiene.

Sentiamo nostre le riflessioni, gli interrogativi, le inquietudini.

Riviviamo il lockdown in compagnia di un animale che vive sottoterra e tra una risata e una lacrima ci accorgiamo che di questo devastante periodo tanto ci era sfuggito.

Grazie a Paola Mastrocola non possiamo più tirarci indietro.

È tempo di capire cosa ha significato l’isolamento, quanto ci ha frustrato l’impossibilità di compiere  gesti quotidiani scontati come passeggiare, incontrare, respirare i nostri luoghi.

“Sognamo che il passato ritorni e lo chiamiamo futuro.

Ma non ci caschiamo fino in fondo, nemmeno nei nostri sogni.”

Abbiamo lanciato parole al vento con la speranza che scalfiscano i muri della segregazione.

Abbiamo finto interessi sopiti, spinti dalla frenesia del fare.

“Internet si è incuneato nella nostra paura.

Si è accomodato nelle nostre vite.

Ha fatto tana, accanto a noi.”

Siamo state monadi affollate di notizie, statistiche, ipotesi.

Abbiamo compreso che non tutto può essere governato.

La seconda parte del libro è dedicata alla ripartenza quando ci sentiamo persi come “i cavalieri dell’Ariosto.”

Parole e disegni ci invitano a tornare a “coltivare utopie”

Sarà possibile?

 

 

Agenda Letteraria 6 agosto 2020

 

 

“Si sente come alla stazione a salutare qualcuno che si ama,

quando il treno tarda a partire e si rimane a guardarsi dal finestrino,

pieni di cose da dire ma senza più frasi che siano del taglio adeguato al momento –

e, benché a malincuore, non si vede l’ora che il treno si muova.”

 

“L’infinito di amare”  Sergio Claudio Perroni  La Nave di Teseo

Agenda Letteraria 4 agosto 2020

 

 

 

“Per cominciare a entrare nella mentalità dei greci e nella loro idea dell’amore, bisogna partire da una considerazione: per loro, gli dèi erano diversi dai mortali solo perché, oltre ad avere alcuni poteri in più, vivevano in eterno.

Per il resto, erano identici: avevano gli stessi comportamenti (non sempre encomiabili) e gli stessi difetti di qualunque mortale.

A denunciarlo ai suoi concittadini, all’interno della sua critica al sistema educativo greco, fu Senofane.”

 

“Gli amori degli altri”  Eva Cantarella LaNave di Teseo

“Tra corpo e anima” Ludmila Ulitskaya La Nave di Teseo

 

“C’è solo un principio frontale come in questo verso.

Non c’è nel proscenio un poeta.

E la sala è muta.

Cala il sipario.

Uno studio nero.

C’è forse qualcuno o nessuno davvero?”

Ludmila Ulitskaya predilige il ritmo sincopato a sviluppi tortuosi.

La sua scrittura è l’insieme di ritratti collegati tra loro dall’essenzialità della forma.

Figure femminili riprese nell’atto di vivere, ritagliate e sistemate nell’album dei ricordi.

Ognuna è ricoscibile grazie a un movimento sulla scena.

È lo spostamento che permette il cambiamento.

L’impercettibile balzo della coscienza nell’atto di scegliere.

“Tra corpo e anima”, pubblicato da “La Nave di Teseo”, attraversa lo spazio tra carne e spirito, tra desiderio e azione.

Ogni racconto nella compattezza della trama che incede con passo accelerato verso un nucleo centrale è fotografia ingrandita di una o più esistenze.

“Poi la strada svoltava, sinuosa, e si apriva una nuova veduta: prevista e inattesa.”

In questa miscela di opposti la struttura narrativa riesce a mostrare momenti contrastanti.

Ma la scrittrice non cede alla lusinga del conflitto.

Le sue donne sanno di dover attraversare un confine, ne conoscono i pericoli e le allettanti promesse.

Scelgono con un distacco che nasce dalla certezza che la libertà è l’unica carezza possibile.

“No, non aveva confini quel mondo così luminoso.

Si estendeva, sviluppava, avanzava, curvava.

Come una serpentina.”

Non ci resta che camminare lasciando per strada amori ingombranti, polvere di sogni inavvicinabili.

Un libro che si avvicina all’essenza dello spirito dialogando con quel Sè che ci fa prigionieri.

Forte, duro, intransigente e teneramente generoso nel donare il segreto della tenacia.

“Non le voglio diverse, io amo queste sventate, sapienti, sfacciate, fidate, ammalianti, fasulle, stizzose incantevoli e superstiziose, svampite idiote incallite che insegnerebbero anche agli angeli in cielo… Io vi voglio così – e così io vi sono all’altezza.”

Una danza di voci che nell’alterità sono esempi preziosi.

“Il romanzo dell’anno” Giorgio Biferali La Nave di Teseo

Un incidente stradale e Livia è in coma.

Niccolò si affida alla scrittura per convivere con una mancanza che lo lacera.

“Il romanzo dell’anno”, pubblicato da “La nave di Teseo”, potrebbe essere la solita storia d’amore senza scarti ideativi.

Giorgio Biferali riesce a creare un testo che fa riflettere sul tempo che passa inesorabile come se nulla fosse accaduto.

Estraneo ai nostri personali drammi il calendario scorre e si può solo riempirlo di parole.

Spontanee come quelle di un ragazzino che sperimenta il potere taumaturgico del dialogo con se stesso.

Dolorose come i ricordi di giorni felici, incerte perché il futuro è diventato opaco.

Solitarie mentre si barcolla di fronte al vuoto che avvolge.

Le lunghe liste composte insieme, i film, i libri letti e commentati: un lungo rincorrere pezzi di esistenza insieme.

Si corre verso il finale con frenesia ma una frase, una domanda, l’evocazione di un’immagine rallentano la lettura.

Si scivola dentro una trama che fin dall’inizio lascia tanti sospesi.

Lo scrittore già in “L’amore a vent’anni”, (tunuè) ci ha abituati alle sorprese.

Nel ribaltare i punti di vista offre una panoramica letteraria interessante.

Niente è come appare perché “vivere è passare da uno spazio all’altro cercando di non farsi troppo male.”

“A una certa ora di un dato giorno” Mariantonia Avati La Nave di Teseo

Il padre di Emma è scomparso inghiottito dal nulla lasciando il marchio della colpa.

Passano gli anni ma la mancanza brucia trasformando il presente in un costante bisogno di essere accettata.

Luca è tormentato dalla morte del fratello che non ha saputo abbracciare negli ultimi istanti di vita.

Entrambi sono in fuga da se stessi e quando scelgono di vivere insieme non sanno che precipiteranno in un baratro di infinito dolore.

“A una certa ora di un dato giorno”, pubblicato da La Nave di Teseo, affonda la narrazione in una relazione che ha troppe zone buie.

Ne svela i contorni lentamente mostrando la fragilità che diventa aggressivitá.

Delinea un quotidiano devastato da paure e menzogne.

Mostra, scegliendo come voce narrante la figura femminile, una resistenza che solo le donne sanno conquistare.

Affida alla protagonista il messaggio di chi è intrappolato da un sentimento forte:  il desiderio di essere angelo salvatore.

Descrive stati d’animo con una lucidità capace di far sentire sulla pelle ogni lamento, ogni urlo.

Un linguaggio che usa non l’immagine ma la sensazione, la purezza del pensiero.

Mariantonia Avati conquista il lettore con una scrittura elastica ed ambivalente.

Racconta lo scontro di due anime, vittime e carnefici in un perfetto gioco di rimandi al passato.

Crea effetti a sorpresa che lasciano senza fiato e che smantellano la trama.

Una tela che si scompone nelle ultime scene, sfilacciandosi in stracci che si disperdono in una camera d’albergo.

Quando la verità affiora con violenza non c’è tempo per i ripensamenti.

Bisogna scegliere tra le catene di un vortice senza redenzione e la corsa verso un piccolo raggio di sole.

Un romanzo completo, intenso, emozionante.

Un viaggio psicologico costruito ad arte tra ombre e luci di corpi che si abbandonano su rive limacciose.

Una cosa è certa: “non basta la tenerezza” per accettare l’indicibile.

 

 

“Mia sorella è una serial killer” Oyinkan Braithwaite La Nave di Teseo

Oyinkan Braithwaite in “Mia sorella è una serial killer”, pubblicato da La Nave di Teseo, illumina l’Africa regalandole una visione contemporanea, libera da stereotipi.

Romanzo geniale che  coniuga brillantemente più generi letterari.

Brevi capitoli dove si respira un’aria frizzante, sciolta, immediata.

Voce narrante è Korede, donna determinata, pronta a tutto pur di difendere la sorella Ayoola, innocente fanciulla che ha solo “un piccolo difetto.”

Uccide i suoi amanti con dell’ingenuità che solo una bambina sa provare.

Una commedia divertente con dialoghi veloci e personaggi ben caratterizzati.

Nello svilupparsi della trama sentiamo nel profondo rapporto tra le due donne un filo invisibile e misterioso.

Qualcosa che affonda nel passato e che si prova a celare.

“La nostra rabbia non ha causa, a meno che il sole non sia la causa.

Le nostre frustrazioni non hanno radici, a meno che il sole non sia una radice.”

La scrittrice ha l’abilità di creare una suspance crescente, lo stato di attesa di una rivelazione.

Non è casuale l’ambientazione nell’ ospedale dove Korede è infermiera.

È il luogo in cui tutto può dilatarsi, dove si può provare compassione per uno sconosciuto, dove non ci sono mezze misure.

“Vengono in ospedale per farsi curare, e a volte non sono solo i loro corpi ad avere bisogno di attenzione.”

È vita e morte e in questo gioco sull’orlo di un abisso si costruisce il secondo piano narrativo.

La relazione affettiva può diventare un laccio pericoloso e nel finale il lettore comprenderà quanto buio possa offuscare la realtà.

Il testo ha un taglio psicologico molto profondo ma sa essere anche liberatorio.

È un invito ad imparare a curare le ferite e a dimenticare.

 

 

“Il paese degli altri” Leila Slimani La Nave di Teseo

“Era la vita a essere fasulla, incongrua, era la realtà ad apparirle come una volgare finzione, come una menzogna. Mentre assaporava la felicità di aver vissuto altrove, di aver sfiorato passioni sublimi, in lei bolliva una sorta di rabbia, di amarezza.”

Quali sentimenti si nascondono nell’animo di Mathilde?

Da giovane ha abbandonato l’Alsazia per seguire Amin, uomo dei sogni, romantico miraggio di un Oriente agognato.

“Il paese degli altri”, pubblicato da La Nave di Teseo, è la sconfitta delle illusioni, l’incontro con la miseria di una realtà senza colori.

È il vento africano che penetra dovunque creando un vortice di sensazioni.

È il caldo torrido che spezza con il suo peso.

“Le donne, dall’alba al tramonto, stendevano la pasta di mandorle, inzuppavano dolci fritti nel miele.”

Vivono relegate in una quotidianità che non prevede la partecipazione alla vita sociale.

Leila Slimani racconta un Marocco che vorrebbe liberarsi dal giogo francese, incide ogni pagina con l’odore forte e penetrante di un popolo che sta maturando una ribellione.

Alla protagonista è affidato il compito di coniugare due culture.

Un percorso personale doloroso, rabbioso, incostante perché la strada per la libertà è complessa, affollata da ombre che rallentano il passo.

Un romanzo storico dove gli eventi travolgono la struttura narrativa.

Un ritmo che parte lento per raggiungere nel finale una esplosione di vitalità.

Una lezione per chi vuole accogliere e conoscere la difficoltà di inserimento, il turbamento di chi è straniero.

E forse la sottile insinuazione che siamo tutti ospiti su questo lembo di Terra.