“La ragazza giusta” Elizabeth Jane Howard Fazi Editore

 

Certamente Elizabeth Howard si sarà divertita molto a scrivere “La ragazza giusta”.

Eravamo abituati al suo stile introspettivo e alla costruzione del romanzo sociale che con “La saga dei Cazalet” inaugura  una nuova stagione per letteratura inglese dell’800.

Indimenticabili i suoi personaggi e le correlazioni con il periodo storico, interessanti i risvolti psicoanalitici che dominano all’interno del nucleo familiare.

Con questa nuova prova letteraria, pubblicata da Fazi Editore e tradotta da Manuela Francescon, scopriamo un altro volto di questa autrice poliedrica e conturbante.

Pur mantenendo un impianto narrativo solido e molto strutturato, ricco di dialoghi e di scene quotidiane, è cambiato l’approccio antropologico.

Personaggio principale è Gavin, giovane parrucchiere, timido e introverso.

Lo osserviamo con attenzione e notiamo subito un forte spirito critico che purtroppo deve soffocare.

Ha capito come gira il mondo e pur sapendo che la finzione nelle relazioni è dominante, se ne sente stritolato.

Vive con genitori apprensivi che lo considerano ancora un ragazzino ma viene il dubbio che sia lui a non sentirsi adeguato.

Frequenta amici omosessuali con i quali si sente a suo agio perchè non ha necessità di esporsi.

Impeccabile e preciso al lavoro, creativo nella realizzazione di azzardate pettinature, ma sempre ai margini.

Una figura interessante che si confronta continuamente con sè stesso, soffocato dai dubbi e terrorizzato all’idea di scegliere una compagna.

Ama leggere e pur facendo una vita routinaria non conosce la noia.

Mentre la trama prende corpo continuiamo a chiederci perchè Gavin attrae la nostra curiosità.

A colpirci è la sua normalità in un mondo sfaccettato e pedante, i modi educati, il rispetto per gli altri.

Ma c’è dell’altro: è quella purezza di pensiero, l’onestà intellettuale a renderlo unico.

“Si svegliò con la sgradevole sensazione che la coscienza lo stesse aspettando al varco con una serie di immagini che gli avrebbero impedito di riposare.”

Il comportamento fuori le righe degli altri gli pesa addosso come un macigno.

Riuscirà a liberarsi da questo peso e ad occuparsi finalmente della propria esistenza?

L’autrice condisce la storia con un divertente intermezzo sentimentale ma è solo uno dei tanti stereotipi che vengono smontati.

Non bisogna lasciarsi distrarre perché l’obiettivo del romanzo è quello di arrivare lentamente alla consapevolezza del sè.

Imparare ad amarsi, provare ad essere indulgenti con quegli spigoli caratteriali che ci contraddistingono.

Un’ultima nota: signore donne, attente.

Potreste ritrovarvi descritte dalla penna graffiante della mitica Elizabeth Jane.