“La salita dei saponari” Cristina Cassar Scalia Einaudi Stile Libero

La sicilianità di Cristina Cassar Scalia esplode nelle modulazioni del linguaggio che nelle espressioni dialettali mostra una cifra personale.

La scrittrice nel deliniare i personaggi, nel sottolineare le inflessioni linguistiche, nel raccontare Catania, ha una voce unica, diretta, originale.

Il vicequestore Vanina Guarrasi aveva conquistato i lettori in “Sabbia nera” e “La logica della lampara”.

Un amore complicato e grande entusiasmo per il lavoro.

Due città che nella loro diversità rappresentano le dicotomie della protagonista.

In “La salita dei saponari”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, c’è una maggiore introspezione.

È come se finalmente il passato trovi il suo spazio, non anneghi nel rimpianto.

Chi è il  morto ammazzato in aeroporto?

Cosa si nasconde dietro i tanti misteri che avvolgono la sua esistenza?

Che legami ci sono con la donna trovata in un pozzo a Taormina?

Nella triangolazione degli omicidi la logica è sempre presente, costante e necessaria strategia per non confondere il lettore.

Ipotesi da sviluppare con pazienza senza lasciarsi influenzare da quelle che sembrano evidenze.

La trama si evolve seguendo un percorso analitico impeccabile tra nuove piste e innumerevoli colpi di scena.

Il costrutto ha un impianto scenico che fa pensare ad una serie televisiva, nella scelta delle inquadrature, nel graduale cambiamento di prospettiva.

Non mancano gli intrighi internazionali ma è un altro l’obiettivo del testo.

Si può cambiare identità e perché?

Quanto siamo vulnerabili quando ci sentiamo oppressi in panni che non accettiamo?

La vera anima siciliana si svela nel finale…

Una scrittrice che conosce la sua terra e con sottile ironia riesce a smontarne le contraddizioni.