“La sera il giorno e la notte” Octavia E. Butler SUR

 

Octavia E. Butler ci conduce per mano nel suo mondo fantastico.

Ci offre una realtà alternativa intrecciando creatività e provocazione.

Scardina il concetto di letteratura statica, inventa una dialettica mobile.

Passa da un’immagine all’altra dosando la suspense, usa la forma breve ma ogni sua storia è già romanzo.

La fantasiosa costruzione di luogi inesistenti è tanto dettagliata da farli apparire veri.

“La sera il giorno e la notte”, pubblicato da SUR e tradotto da Veronica Raimo, si arricchisce di brevi postfazioni.

In ognuna infinite le interpretazioni del testo invitano il lettore a rileggere e ad approfondire il nucleo centrale della storia.

Si evoca uno spazio in cui possono convivere diversità, si spezza l’ideologia della sacralità dell’uguale.

Si impara a superare i traumi, a cogliere nella malattia la solidarietà, ad osservare la patologia mentale con rispetto.

Ci si commuove per la carezza di una madre, per una giovane che si vede come “una figura che rimpiccioliva in lontananza, fino a svanire.”

“Le malattie genetiche, in particolare, possono insegnarci molto su chi siamo e su cosa siamo.”

Ogni storia contiene questa ricerca di identità soggettiva e oggettiva, si pone come specchio che pur creando suggestioni deformate approda a un frammento di verità.

Nella libertà di un amore proibito, nella solitudine in compagnia di una bottiglia, nelle ossessioni positive si ritraggono i tabù della società contemporanea.

Ancora una volta l’autrice non teme di andare fino in fondo, sa che la scrittura è salvifica e magica.

Parla di salvezza e di dimentanza, di un Dio molto umano e insegna la perseveranza quando si insegue un sogno.

“Non ho alcun dubbio che la parte migliore e più interessante di me stessa sia la mia narrativa.”

Come darle torto!

Raffinatissimo esercizio di funambolismo letterario.